La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

CategoriaRacconti

Il cappellaccio dell’inganno

I

Questa è la storia di un uomo qualsiasi. Un uomo colto ma umile, troppo umile, incapace di farsi valere e quindi oggetto di continui scherzi e umiliazioni da parte della gente che lo circondava. Quest’uomo aveva preso una fregatura quando acquistò la casa, perché gliela vendettero a quasi il doppio del suo valore, quando acquistò l’auto, perché gli dissero che era usato sicuro, in realtà era stata incidentata e quindi sbandava tutta verso destra, un uomo, insomma, circuibile da chiunque, persino sul lavoro. Infatti, lavorando in un ufficio statale, era preda, ogni giorno, di scherzi da parte dei colleghi e supersfruttamento da...

Che sfiga!

C

Era una notte del cazzo, una notte di quelle angoscianti, tempestose, di quelle notti da passare in casa nel letto, magari con una sporcacciona al tuo fianco e invece no! …Quella notte c’era un uomo che vagava con la sua auto per una strada che il temporale, così intenso, aveva reso sconosciuta, così sconosciuta che la si poteva immaginare indipendentemente in qualsiasi punto della Terra. L’acqua che cadeva, incazzata come una cagna rabbiosa, rendeva il lunotto dell’auto come una cascata vista da dietro, dalla quale l’uomo che guidava vedeva la strada e ciò che la circondava come se avesse gli occhi di un vecchio decrepito affetto...

Sogno punk di una notte di mezza estate

S

«Fanculo qualsiasi tecnica, ciò che importa è l’anima di chi suona e non la qualità dello strumento». Era questa la frase che continuavano a ripetersi i quattro amici nelle interminabili ore passate sulla panchina del parchetto. La loro, quella segnata dalle scritte e dai loghi di tutti i gruppi che ascoltavano. Era dietro una siepe e questo le donava una certa privacy, indispensabile per fumarsi una canna in santa pace, lontani da occhi indiscreti. Filosofia punk, berretti girati, skate, camicie a scacchi, anfibi, birra e canne per adolescenti ormonali in cerca di futuro con l’incubo del cantiere o della fabbrica dopo il diploma...

Rachmaninov al secondo piano

R

Primo piano: Catelli Secondo piano: Favini-Gaetano Terzo piano: Delmolino Quarto piano: Nardi 8:00 Balconi esterni sul retro del caseggiato Ghisleri, terza palazzina, scala B. Una colonna di piattaforme scrostate e impilate una sopra l’altra. Unici segnali di vita, il verde dei gerani alla ringhiera della vedova e il rumore della ventola del condizionatore al sesto piano, i signori Barignano. Anche le gocce di condensa, che dai tubi di scarico di quel mostro anteguerra scivolano sotto, sul balcone del quinto, emettono un tonfo che rimbomba. Un’eco rivelatrice. Il cielo su Cremona è un manto luminoso e privo di nubi e Favini è...

Ablish Chablis #2. Carte

A

Il mago è comodamente seduto su una delle poltrone del locale, davanti ha un bicchiere di grog e le sue cinque carte, è indeciso su quale usare, ma sa che la sua scelta sarà poco influente sul risultato complessivo. Scoprirà se è stata la carta giusta solo a notte inoltrata, quando si alzerà dalla poltrona, un po’ più felice o un po’ più triste. Quindi ne sceglie due, appoggia la prima sul tavolo e prepara la seconda, che giocherà appena dopo, guarda le facce degli altri partecipanti per avere un riscontro dalle loro espressioni, ma non riesce a cogliere nessuna emozione, tutti i maghi sono poco decifrabili. Nell’attesa della sua...

Ablish Chablis #1. Passeggiata

A

Marco e il mago stanno passeggiando per strada, sanno che tra poco dovranno tornare sui loro passi e incamminarsi verso le proprie case. Marco prenderà la scalinata che porta al piazzale sottostante e da lì camminerà fino alla piccola casetta rossa a fianco della tabaccheria; al mago invece basteranno tre passi per arrivare davanti al suo portone, appoggerà la sua borsa, cercherà nella tunica le chiavi di casa e in pochi minuti sarà seduto sulla sua poltrona per sistemare borsa, scarpe e cappello. Ma non è ancora il momento. Sono passati giorni da quando si sono visti l’ultima volta e Marco ha ancora tanto da raccontare, del suo...

Incipit. Anno 2018

I

È vero. Sono io che parlo con Hermes attraverso le sue applicazioni scrupolosamente scaricate sul cellulare. È vero. Sono io che gli dico dove c’è neve, quando è meglio stare in casa, quando Veronica è in ovulazione per cui “attento al merlo”; se c’è chi sta importunando la gatta, se in rifugio ci sarà il gulasch per cui è consono tenersi la voglia oppure muoverla altrove. È vero. Antonella lo sostiene ironica, ma è vero. Sono io che parlo a Hermes, perché Hermes mi piace molto. Combatte la frustrazione di una vita greve, nella quale per la maggior parte del tempo sente il peso e vorrebbe scuoiarsi rivestendosi di altra pelle...

Incipit. Anno 2017

I

Appollaiato sulla pala del ventilatore lampadario, gli piaceva guardarmi nei diversi abbracci che mi decidevo di assecondare. Se avesse avuto la capacità poi di descriverli, di estrarre taccuino e penna, ieri sera avrebbe parlato di una danza quasi sincrona nell’allontanarsi di due persone distese a letto insieme, trovatesi lì quasi per caso, per una volontà che a guardarci bene, neppure si vede. Guardiamo un film? Volentieri. Ma facciamolo a letto… Tu sei lungo di gambe, il divano è proporzionato a gambe corte femminili. Lui che si spaventa e io che lo rassicuro dicendogli che non lo voglio scopare, o almeno non adesso, che...

30 dicembre

3

Ogni anno arriva il 30 dicembre, ogni anno da 19 anni. Avevo 16 anni, all’epoca frequentavo un liceo che mi annoiava a morte, infarinature generiche su tante materie che mi lasciavano dentro un senso di insoddisfazione e mi toglievano ogni voglia di studiare. Quando tornavo a casa da scuola passavo ore e ore a leggere i grandi classici, a tradurre i testi delle canzoni e suonare. Già a quei tempi amavo starmene da solo e adoravo andare nelle case e cascine abbandonate, un po’ per spirito di avventura, un po’ per immaginare le vite che abitavano quegli spazi. La maggior parte delle volte filava tutto liscio, qualche volta non...

Wanted

W

Ricordo perfettamente il momento in cui decisi che sarei diventata un’accanita fumatrice. Avevo più o meno 12 anni. Ero una bimbetta buffa, con il capello a caschetto e i denti (gli incisivi centrali per la precisione) in fuori da coniglio. Uno spettacolo! Il mio abbigliamento in quel periodo era tuta e scarpe da ginnastica: nonostante ciò avevo dei veri amici! Ero troppo magra per qualsiasi vestito, il seno era inesistente e per camuffarmi, per apparire più grande e grassa, cosa mettere se non delle belle tute larghe antisesso? Figuriamoci, anche perché allora, di sesso, avevo solo sentito parlare; non praticavo. Correvo per il...

La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Daniele Conca

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non c'è spazio a sufficienza per scrivere tutto.

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