La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Ablish Chablis #1. Passeggiata

A

Marco e il mago stanno passeggiando per strada, sanno che tra poco dovranno tornare sui loro passi e incamminarsi verso le proprie case.
Marco prenderà la scalinata che porta al piazzale sottostante e da lì camminerà fino alla piccola casetta rossa a fianco della tabaccheria; al mago invece basteranno tre passi per arrivare davanti al suo portone, appoggerà la sua borsa, cercherà nella tunica le chiavi di casa e in pochi minuti sarà seduto sulla sua poltrona per sistemare borsa, scarpe e cappello.

Ma non è ancora il momento.

Sono passati giorni da quando si sono visti l’ultima volta e Marco ha ancora tanto da raccontare, del suo nuovo lavoro, del tempo passato a studiare quei grossi manuali quasi incomprensibili e dei nuovi trucchi imparati.
Il mago lo ascolta divertito, gli piace parlare con lui, è sempre felice ed entusiasta delle cose che fa.
Ora il mago si avvicina al suo amico e gli indica un punto lontano, è una piccola luce verde che si muove lentamente, ogni tanto svanisce, poi ricompare, ferma, poi si muove.
Lo guardano entrambi, è un evento affascinante, entrambi sanno cos’è, sanno che è uno dei segni del passare del tempo.

È arrivato il tempo di andare.

Si stringono la mano, si danno un abbraccio e si incamminano, Marco verso la scalinata, il mago per i suoi tre passi, si vedranno già domani.

Mentre il mago è a casa, seduto sulla poltrona, che si sta togliendo le scarpe, ripensa all’incontro del pomeriggio.
Era vicino alla banca del sole, stava prendendo un cappuccio quando, con la coda dell’occhio, vede un ombra avvinarsi, si muoveva velocemente, senza girarsi il mago la vede spostarsi dalla strada alla quercia a fianco del palazzo giallo, dalla quercia al cortile del palazzo e lì scomparire.

Era un’ombra rossa, con sfumature gialle.

Non l’aveva vista bene, ma era sicuro fosse una gatta siberiana, era una razza che piaceva a Marta, ma lui non era mai riuscito ad appassionarsi a queste distinzioni, per lui un gatto era un gatto, un animale libero che vive alla giornata, senza impegni, senza vincoli, come piaceva a lui.
Incuriosito si era avvicinato alla siepe del palazzo, non la vedeva, ma aveva provato a chiamarla e, con sua sorpresa, la gatta era comparsa, come se già lo conoscesse si era avvicinata con il muso alla sua tunica e aveva appoggiato la fronte alla sua mano; forse in cerca di cibo, forse di una coccola, aveva iniziato a mordicchiargli le dita fino a quando lui le aveva fatto una carezza.

Poi, com’era comparsa, se n’era andata.

Quando aveva raccontato l’incontro a Marco, lui aveva sorriso e gli aveva detto che conosceva quel gatto: era Mimì, a quanto pare non era di nessuno, ma tutti nel quartiere le davano da mangiare e la ospitavano per una notte o due quando compariva la sera.

Ora il mago è pronto per dormire, ha messo la tunica da notte, quella azzurra, e ha appoggiato quella rossa/bordò sopra la sua borsa, ha chiuso gli occhi e sta contando da dieci a uno, chissà se domani rivedrà Mimì.
Buonanotte mago.

Questo breve racconto è parte di Ablish Chablis, una storia a puntate, inventata, di sera in sera, per una bambina di cinque anni, mia figlia.
In modo aperiodico riporterò qui la trasposizione del racconto, in differita; la versione originale si può ascoltare solo dal letto a castello, al primo piano.

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Lorenzo Bellini
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