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Guida galattica per gli autostoppisti

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Guida galattica per gli autostoppisti
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Published: 2019

È difficile scrivere qualcosa che non sia già stato scritto intorno alla Guida galattica per gli autostoppisti, con cui Douglas Adams (1952-2001) si è conquistato un posto di rilievo nella storia della letteratura fantascientifica e umoristica – ma anche della narrativa tout court – di ogni tempo. Quel che è certo è che, se la «Trilogia più che completa in cinque parti», come si legge sulla stupenda copertina della nuova edizione reversibile, continua a vendere (tanto da essere ripubblicata, di tanto in tanto, in questa o quell’altra versione aggiornata o speciale) e a significare qualcosa per generazioni sempre nuove di lettrici e lettori, be’, allora nel lavoro dello scrittore inglese dev’esserci per forza una scintilla ineffabile che consegna la saga medesima al ristretto novero delle opere senza tempo, come – per fare un parallelo cinematografico – accadde e continua ad accadere per Guerre stellari, la cui genesi, che risale ai tardi anni Settanta, è coeva dell’intuizione adamsiana. Scrivo «intuizione» non a caso: proprio nella miscela, ai tempi impensabile, tra orizzonte fantascientifico e umorismo britannico si trova una delle ragioni per cui la Guida sembra rimanere un unicum, o perlomeno un caso insuperato, di matrimonio felice tra mondi letterari fino a quel momento distanti e apparentemente inconciliabili. I cinque libri di cui il ciclo si compone – Guida galattica per gli autostoppisti (1979), Ristorante al termine dell’Universo (1980), La Vita, l’Universo e Tutto Quanto (1982), Addio, e grazie per tutto il pesce (1984) e Praticamente innocuo (1992) – si sbranano in qualche settimana e, alla fine della lettura, il commosso sentimento di chiusura di un cerchio è degnamente contrastato dal desiderio di leggere altro di questo strabiliante calderone narrativo. Desiderio che, a patto di scendere al sommo compromesso di leggerne dalla penna di un altro autore, può essere esaudito con E un’altra cosa… (2009), firmato – previa approvazione della vedova Adams – dal romanziere irlandese Eoin Colfer (a sua volta adamsiano convinto) e considerato a tutti gli effetti sesto libro della serie.
Ora: l’abbrivio di tutto quanto è da urlo. Un tipico trentenne teinomane inglese, Arthur Dent, è sdraiato in pigiama davanti alla propria abitazione allo scopo di frapporsi fisicamente all’abbattimento della casa, o almeno posporlo: è infatti in programma che l’edificio sia raso al suolo per fare spazio al passaggio di una superstrada. In poche pagine, all’arrivo di Ford Prefect, amico di Arthur, veniamo a sapere che il problema si ripropone su scala stellare: la Terra sta per essere distrutta dall’Ente Galattico di Viabilità Interspaziale, perché da lì deve passare una superstrada interspaziale, per l’appunto. Il messaggio audio alieno si diffonde forte e chiaro sul pianeta, scatenando panico, sgomento e disperazione tra gli umani.

«Non ha senso che vi dimostriate sorpresi. Tutti i piani del progetto e gli ordini di demolizione erano disponibili al pubblico da cinquanta dei vostri anni terrestri, nell’Ufficio Viabilità di Alfa Centauri. Avevate tutto il tempo per presentare ufficiale reclamo. È troppo tardi, ora, per mettersi a protestare.»

Strepitoso.
Definire Arthur e Ford protagonista e coprotagonista della storia sarebbe inesatto, più che riduttivo: faremo poi la conoscenza della determinata (ma indecifrabile) Trillian, dell’arrogante e irritante (ma unico, anche nella sua stolidità) Zaphod Beeblebrox, dell’androide Marvin – un personaggio che sembra concepito nel 1997 anziché nel 1979. Douglas Adams, come tanti genî, era avanti di due decenni buoni sul suo tempo – e dell’elegante Slartibartfast. E di chissà quante altre figure, da Wowbagger lo Sfanculatore Errante al gruppo plutonium rock degli Zona del Disastro, ciascuna delle quali caratterizzata in modo così particolare da rendere la lettura gustosissima sul momento e indimenticabile a posteriori.
Insomma, che ci troviamo di fronte a un capolavoro è tanto lampante da non dover sprecare più di questa riga al riguardo. Chi non ha mai letto la saga della Guida galattica, la legga. Chi l’ha già letta, la rilegga. E la rilegga proprio nella lussuosissima edizione «double face», o «biforcuta», come da doppia definizione sulle due copertine dello splendido oggetto-libro pubblicato da Mondadori nel 2019, con il design di Manuele Scalia e le grandiose illustrazioni del Malleus Rock Art Lab (tra le mille, è loro anche la copertina di Meterra. Il destino in una biglia, del nostro Andrea Cisi), oltreché con la traduzione riveduta e corretta di Laura Serra. Una volta divorate le ottocentocinquanta pagine dell’epopea (che si concludono con il breve racconto Sicuro, sicurissimo, perfettamente sicuro) e rigirato sottosopra tra le nostre mani il corposo volume, troviamo – se non fosse abbastanza – il saggio dal titolo Niente panico. Guida terrestre per i lettori di Guida galattica per gli autostoppisti, con cui il fumettista e romanziere Neil Gaiman (le cui opere sono state spesso affrontate su queste pagine: ecco le recensioni del primo, secondo e terzo dei dieci volumi della serie a fumetti Sandman, mentre qui si trova quella del romanzo Nessun dove), che di Adams fu prima fan e poi amico, ci aiuta a districarci tra le tante forme che questa straordinaria galassia narrativa ha assunto. Non dobbiamo infatti dimenticare che la Guida galattica è stata – tra intrecci e alternanze che rendono superfluo un tentativo di ordine cronologico in questa sede – un programma radiofonico, la presente saga letteraria, una serie televisiva (anzi, due: quella storica, dei primi anni Ottanta, e quella in arrivo), una rappresentazione teatrale (anzi, almeno tre), un audiolibro ante litteram su vinile, un videogioco e un film (postumo), e che Adams si è mosso tra tutti questi media, scrivendo e riscrivendo, tagliando e ricucendo, spadroneggiando e collaborando, consegnando all’ultimo momento se non direttamente, ove possibile, con ampio ritardo. E infine lasciandoci presto, prestissimo, neanche cinquantenne, il che, visto che parliamo di uno che a 22 anni scriveva lo sketch L’infermiera pugnalatrice per l’ultimo episodio in assoluto del leggendario show televisivo Monty Python’s Flying Circus e che a 42 (il numero adamsiano definitivo) saliva sul palco in concerto assieme ai Pink Floyd per suonare la chitarra sulle note di Brain Damage ed Eclipse, ci dà l’idea della dimensione della perdita.
Il giorno in cui scrivo e pubblico queste impressioni non è un giorno qualunque: il 25 maggio è il Towel Day annuale, la festa degli innamorati della Guida e di Douglas Adams. Dell’importanza dell’asciugamano (towel) si apprende leggendo le righe tratte dalla Guida galattica per gli autostoppisti, cioè il mastodontico ipertesto elettronico, di forma simile a un libro, che contiene lo scibile galattico e di cui i personaggi della storia si servono di frequente.

La Guida galattica per gli autostoppisti dice alcune cose sull’argomento asciugamani.
L’asciugamano, dice, è forse l’oggetto più utile che l’autostoppista galattico possa avere.

Consiglio vivamente di acquisire il librone psichedelico e scoprire il resto.
Un brindisi (di Gotto Esplosivo Pangalattico, ovviamente) a Douglas Adams.
Ma soprattutto: niente panico.

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Carmine Caletti
Carmine Caletti

Scrive su Cremonapalloza dal 2003.
Ha scritto anche per Lapisvedese, Welfare Cremona Network, Zero, Centro Musica Il Cascinetto, Attraversarte, Il Piccolo, 7Pollici, Bakelite, Esseri Rock.
Gli piace pensare di essere un gonzo journalist.

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