La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Il Palio di novembre

I

Non tutti sanno che nel 1997 a Siena si corse un Palio straordinario.
Infatti il 9 novembre del suddetto anno una decina di baldi giovani si sfidarono a Piazza del Campo per aggiudicarselo.
Di quella tenzone purtroppo non esistono immagini, YouTube non esisteva, i telefonini servivano solo per telefonare ed erano molto rari.
Il tutto nacque per caso, fu un attimo una mezza parola una battuta un accenno di sfida.
D’altronde, «Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione».
Un branco di debosciati che dovevano smaltire i postumi di una levataccia domenicale, post-bagordi del sacro sabato sera, iniziata con nuovi bagordi durante il viaggio in pullman dalla bassa padana alla città toscana, optarono per farlo tramite una sgambata intorno alla Piazza.
Per non fare sempre la figura dei tifosi beceri e alcolizzati che rovinano la domenica delle famiglie, e approfittando di un paio d’ore libere prima che iniziasse la partita e della presenza di un giovane e bel laureando in Storia, si decise di visitare la città.
La particolarità di Siena è che lo stadio si trova esattamente dove sbarcano tutti i turisti che la raggiungono in pullman: non c’erano ancora i servizi d’ordine superblindati di adesso e neanche l’obbligo di acquisto dei biglietti dello stadio prima della partenza, quindi la questura non sapeva mai quale fosse il numero dei tifosi al seguito della squadra ospite.
Ci mischiammo alle comitive di turisti giapponesi e non solo e puntammo verso il centro città; una parte, quella con al seguito le morose, decise di andare al ristorante per un pranzo tipico, mentre gli scapoli fecero un’altra scelta.
Arrivati in Piazza del Campo, il buon Giancarlo cominciò a dimostrare che tutti i sacrifici fatti dalla famiglia per farlo studiare non erano vani e cominciò a elencare le peculiarità della stessa e dei numerosi monumenti d’interesse storico che vi si affacciano.
Giunti in prossimità della Costarella dei Barbieri, la prode guida ci tenne a specificare che quello era il punto della Mossa, cioè della partenza del Palio.
Fu un attimo, il genio appunto, e qualcuno cominciò a incitare il gruppo ritmando ad alta voce: «Pa-lio, Pa-lio, Pa-lio».
Tutti, timidamente, piano piano, ci unimmo al coro. Era fatta: non restava che formare le coppie e scegliere chi avrebbe fatto il fantino e chi il cavallo.
La scelta fu semplice: i più leggeri montarono in groppa ai più robusti e, tra la curiosità dei senesi e dei turisti, formammo la linea di partenza.
Pronti via, il Palio di novembre era iniziato tra gli sguardi divertiti dei presenti e la foga atletica dei partecipanti. Metro dopo metro avanzavamo verso la conquista dell’ambito trofeo, ma la forma fisica dei “cavalli” non era impeccabile e i fantini non erano poi leggeri come fuscelli.
Il ritmo, dopo una decina di metri, calò vistosamente, ma era pur sempre una gara, e va bene che l’importante è partecipare, ma vincere lo è altrettanto: Federico decise di liberarsi del suo fantino e di vincere il Palio da “scosso”, tra gli applausi della piccola folla presente.
Ci radunammo davanti a un’enoteca per festeggiare tutti insieme il vincitore e per recuperare i liquidi persi durante la competizione.
Fu proprio lì, mentre sorseggiavamo del delizioso Chianti, che ricevemmo la visita della Digos locale. Il suo palesarsi non ci colse di sorpresa: era strana quella macchina che tagliava in due la Piazza, puntando su di noi con passo lento e sornione.
Si complimentò con noi per l’atteggiamento goliardico con cui stavamo affrontando la trasferta e ci diede appuntamento allo stadio, dove ci dirigemmo dove aver vuotato i portafogli e riempito la cassa dei simpatici vignaioli che ci avevano rifocillato e abbeverato.
La Cremo espugnò il Franchi di Siena e, al ritorno, i festeggiamenti proseguirono al ritmo di ska con la mitica cassetta × Siena Ska che il buon Marco, ancora lontano dai fasti dei dj set di Casalmaggiore a 33 Giri, aveva compilato appositamente.
Cristiano dovrebbe ancora conservarla, si spera, gelosamente a casa sua.
A distanza di 23 anni si possono trarre alcune conclusioni riguardanti quella sana giornata di sport.
Adesso sarebbe impossibile fare tutto ciò, con le limitazioni imposte ai tifosi: arrivare così presto vorrebbe dire stare un paio d’ore al casello e poi filare dritti nel settore ospiti.
Con tutti i mezzi a disposizione ora, postare il video di tale impresa raccoglierebbe migliaia di visualizzazioni.
Ma come tutte le cose leggendarie, perché quella fu una cosa leggendaria, è giusto che ai posteri rimanga solo il racconto verbale di quei baldi giovani cremonesi al seguito.

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Grego
Grego

Nato a Cremona.
Ascolta musica che produce rumore e genera emozioni.
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