Pubblicazione Collettiva targata Cremonapalloza

Infinite Jest

I
David Foster Wallace Infinite Jest
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Genere:
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Editore:
Published: 01/09/1996
Infinite Jest è un romanzo di oltre 1400 pagine, scritto in una lingua capace di muoversi tra la prima e la terza persona, tra passato e presente, di rallentare fino a fermarsi e poi accelerare di colpo, di avvicinarsi al protagonista (ce ne sono tantissimi!) fino a metterlo sotto la lente di ingrandimento. Dal dettaglio alla visione ampia di un mondo slabbrato, proiettato in un futuro prossimo in cui anche gli anni saranno sponsorizzati e…

«La verità ti renderà libero, ma solo quando avrà finito con te».
Infinite Jest: 1307 pagine più altre 135 pagine di note. Mille storie, apparentemente slegate, ma che alla fine della lettura si rivelano tutte parti di un unico splendido disegno. Eppure tutte hanno una loro vita indipendente e tutte sono scritte più che bene, piccoli gioielli che avrebbero potuto meritare una pubblicazione autonoma. E invece si ritrovano tutte insieme qui, tra queste pagine, e incredibilmente, invece di diluirsi o perdere forza, si intensificano fino a far diventare questo romanzo una vera esperienza di vita per il lettore che vi si immerge.
In questo libro viene creato e descritto un vero Universo. Il libro è stato scritto nel 1996 e ambientato in un futuro prossimo, diciamo che l’anno chiave potrebbe essere proprio il 2006, ma lo si deduce solo facendo calcoli sulle esperienze di vita di alcuni personaggi, perché in questo universo anche gli anni sono sponsorizzati. Il presente del libro è il novembre dell’Anno del pannolone per adulti Depend, ma ogni paragrafo propone flashback più o meno remoti, fino ad anni non sponsorizzati che permettono di ricostruire il contesto sociale e le vicende personali dei protagonisti, che all’inizio sono date tutte per acquisite. Nonostante le frequenti deviazioni su episodi e personaggi che alla fine si rivelano secondari (ma che sono la vera essenza di questa esperienza), la narrazione principale riguarda i bizzarri componenti della famiglia Incandenza. A partire da Hal, quattordicenne promessa dell’Enfield Tennis Academy, fondata dal padre James, già regista sperimentale, e passando dalla madre canadese Avril che l’accademia la dirige, conosciamo via via tutti i membri, compresi il malforme Mario e il campione di football Orin. E intorno tutto un campionario di personaggi incredibili, che alla fine della lettura non si può fare a meno di conoscere tutti, cito a memoria a distanza di mesi dalla mia personale lettura: Pemulis, Steeply, Marathe, John Wayne, Possaltwhaite, Alice Moore... Altro filone non meno importante, quello che vede coinvolti gli ospiti della casa di recupero Ennet House. Unico tenue filo conduttore di questo intreccio diabolico, la ricerca da parte dei servizi segreti dell’O.N.A.N. (l’unione di U.S.A., Canada e Messico) e del gruppo terroristico degli Assassins des Fauteuils Rollents (“assassini sulla sedia a rotelle”, separatisti del Quebec accomunati dalla caratteristica di avere le gambe amputate) di una fantomatica videocassetta, anzi cartuccia (le televisioni sono fallite con l’avvento del sistema InterLace) che non è altro che l’Intrattenimento Definitivo, e che porta alla morte chiunque la veda, perché per vederla rinuncia a fare qualunque altra cosa.
Queste sono solo alcune delle vicende contenute in quello che è sicuramente il capolavoro di David Foster Wallace, scrittore acclamato fin dall’esordio come fenomeno della nuova narrativa americana e ormai più che affermato. La cosa meravigliosa è che per perdersi basta leggere un paragrafo, uno a caso, e subito la forza della scrittura, della storia, dello stile, delle parole, conquista. Io ho cominciato a leggerlo in biblioteca nel 2001, dalla prima pagina, e il primo capitolo mi ha colpito allo stomaco come un pugno del miglior Tyson. Da allora ogni volta che andavo in biblioteca ne leggevo qualche pagina e ogni volta restavo folgorato. In questo modo lessi le prime centocinquanta pagine. Un anno fa l’ho visto in vendita e me lo sono subito comprato. Fino a ottobre ho centellinato pagine e storie immergendomi completamente in quell’Universo.
Potrei scrivere altre diecimila parole, rischiando comunque di non farvi capire cos’è questo libro. Forse la cosa migliore per darvene un assaggio e farvi capire la follia e la bravura dell’autore è farvi leggere un’e-mail che ho scritto a un mio amico il giorno prima di terminarne la lettura: la prima parte è un paragrafo tratto dal libro. Ma prima lasciatemi ringraziare Edoardo Nesi, la cui traduzione in italiano del libro rappresenta la prima e unica traduzione esistente.

«La cartuccia iniziò vicino alla parte che voleva controllare, la lezione finale del protagonista.
Paul Anthony Heaven, 50 chili, che stringe il leggio con tutte e due le mani così che si vedeva che non aveva più i pollici, i tristi ciuffi di capelli tinti adagiati sopra la calvizie chiaramente visibile perché teneva la testa abbassata, e leggeva con quella monotona cadenza che Lui in Persona amava tantissimo.
Il monotono era la ragione per la quale Lui in Persona usava sempre Paul Anthony Heaven, un non professionista che immetteva dati nei computer per la Ocean Spray, nei ruoli che richiedevano una presenza istituzionale mortalmente noiosa - Paul Anthony Heaven aveva fatto anche la parte del supervisore minaccioso in Fai Ciao-Ciao al Burocrate, il Commissario dello Stato del Massachusetts per la Sicurezza del Mare e delle Spiagge in Navigare sicuri non è un caso, e il revisore di conti Parkinsoniano in Educazione Civica a Bassa Temperatura».
David Foster Wallace, Infinite Jest, pag. 1213.

Ora sono arrivato a pagina 1221, mi mancano ottantasei pagine di romanzo (fino a pag. 1307) e le note dalla 372 alla 388 (da fine pag. 1432 a metà pag. 1434) per arrivare alla fine del libro.
E David Foster Wallace se ne viene fuori con una descrizione dettagliatissima di un personaggio che non aveva MAI citato finora, e andando avanti di qualche pagina (come ho fatto) si capisce che ai fini narrativi non c’era alcun bisogno di tirarlo fuori adesso.
Paul Anthony Heaven appare solo nella leggendaria nota 24, contenente la filmografia completa di James O. Incandenza, come attore del cast di Cage III, The American Century as Seen Through a Brick, The ONANtiad, Poultry in Motion e naturalmente di Low Temperature Civics, Safe Boating Is No Accident e Wave Bye-Bye to the Bureaucrat (film che viene descritto ampiamente tipo a pag. 800 ed è bellissimo (almeno un altro film è descritto completamente nel libro, ovvero Blood Sister: One Tough Nun (Blood Sister: Una Suora Tosta))).
Inoltre solo a pag. 1213 scopriamo che Paul Anthony Heaven ha recitato anche in un altro film, perché la cartuccia che Hal Incandenza sta visionando (a pag. 1213) è Good Looking Men in Small Clever Rooms That Utilize Every Centimeter of Available Space with Mind-Boggling Efficiency (Begli Uomini in Piccole Stanze Che Usano Ogni Centimetro di Spazio Disponibile con Efficienza Impressionante), film che nella Filmografia è riportato solo con titolo e le note: «Non finito causa ospedalizzazione. NON DISTRIBUITO».
Ancora: Low Temperature Civics è una parodia di Wyler, Dark Logics è sia un tributo a Griffith che una parodia di Iimura (esistono?), Fun with Teeth è una parodia di Kosinsky/Updike/Peckinpah, Various Small Flames è una «parodia delle pellicole strutturaliste neoconcettuali di Godbout e Vodriard», Homo Duplex è una parodia degli «antidocumentari post-strutturali di Woititz e Shulgin», The Joke è una parodia di Hollis Frampton, Safe Boating Is No Accident è una parodia di Kierkegaard/Lynch (?!), The Night Wears a Sombrero è una parodia di/omaggio a Rancho Notorius di Lang, Dial C for Concupiscence è un «tributo parodico in stile noir a Les Anges du Peché di Bresson». E poi c’è The Film Adaptation of Peter Weiss’s The Persecution and Assasination of Marat as Performed by the Inmates of the Asylum at Charenton Under the Direction of the Marquis de Sade, ovvero un film sul testo teatrale di Peter Weiss che a sua volta metteva in scena la messa in scena dell’assassinio di Marat, fatta a suo tempo dal Marchese de Sade con i pazienti del Manicomio di Charenton!!!
E ci sono altri 48 titoli che non ti ho nemmeno citato, più tre Untitled e otto Found Drama dall’I all’XI, senza IV, VII e VIII.
E in una nota alla nota 24 l’autore onnisciente dichiara che la filmografia di cui sopra non è altro che la sezione dedicata a J.O. Incandenza (pp. 44-117) del saggio di Comstock, Posner e Duquette I Patologi Ridenti: Opere Esemplari dell’Anticonfluenzale Aprés Garde: Alcune Analisi del Movimento in Direzione Stasi nel Cinema Concettuale Nordamericano (incl. Beth B., Vivienne Dick, James O. Incandenza, Vigdis Simpson, E. e K. Snow), a sua volta contenuto nell’Annuario ONANita di Studi Cinematografici e su Cartuccia (vol. 8, nn. 1-3), pubblicato nell’Anno dei Prodotti Caseari dal Cuore dell’America.
Infine ti posso assicurare che il cinema NON è l’argomento principale del libro e tutte queste cose non sono affatto funzionali alla comprensione del romanzo (e infatti sono Note), te ne parlo solo per la tua cinefilia, ma avrei potuto tirarti torte peggiori sugli argomenti: tennis, droghe, farmaci, televisione e internet, politica sovranazionale, Eschaton, Alcolisti Anonimi e atti violenti in genere. Tutti affrontati col medesimo rigore e la medesima fantasia iperreale.
Sono annichilito.

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