La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Meda non esiste

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La stagione 2002/03 vede la gloriosa Unione Sportiva Cremonese affrontare il terzo campionato di Serie C2.
La rovinosa discesa negli inferi del calcio semiprofessionistico italiano non è diventata una toccata e fuga, non è stato un salto nel vuoto per toccare il fondo e risalire, ma sta rischiando di diventare un doppio fondo.
Si pensava che una società con un certo blasone sarebbe immediatamente risalita verso un calcio meno umiliante, e invece si è impantanata nel fango dei campi sportivi comunali.
Ma tutto ciò non scalfisce l’indomabile fede del popolo grigiorosso che ogni anno si ripresenta sugli spalti per sostenere la gloriosa casacca.
Per questo in un caldo pomeriggio di fine agosto un manipolo d’eroi si ritrova per seguire la squadra in quel di Meda, ridente cittadina brianzola la cui squadra dalle maglie a strisce bianconere disputa da alcuni anni, senza infamia e senza lode, il campionato di C2.
Lo stadio sorge sull’ex area Icmesa, fabbrica chimica tristemente salita alle cronache a causa di un disastro ambientale nel 1976. Il 10 luglio di quell’anno, infatti, una nube di diossina si è sprigionata dalla fabbrica contaminando la zona.
Partita alle 18 e quindi ritrovo alle 15, la distanza che separa Cremona da Meda è irrisoria (123 chilometri) ma tocca passare dalla famigerata tangenziale di Milano, notoriamente oberata di traffico a cui noi gente di campagna siamo poco abituati.
Siamo due macchine e subito ci dividiamo, una sceglie di fare la Paullese mentre l’altra, quella popolata dai furbi, opta per l’autostrada. Più scorrevole.
La Polo Black Mobile di Pizza imbocca il casello, al suo fianco a far da navigatore il buon Gufo, mentre dietro ci siamo il Gigio e io.
Sfrecciamo verso la città abitata dai cugini biancorossi e poi puntiamo a nord verso la tentacolare metropoli milanese e la sua famigerata tangenziale.
Siamo goliardici e le prese in giro verso l’altra macchina che ha scelto di fare la statale e rischia di essere fagocitata dal lento traffico degli autoarticolati si sprecano, ma al casello di Melegnano c’è una coda pazzesca.
E qui, il primo colpo di scena: il Gigio ordina perentorio a Pizza di andare al casello con pagamento automatico e sfoggia la carta di credito. Pochi minuti e siamo di nuovo in viaggio, la tecnologia ci ha evitato una coda interminabile.
Entriamo in tangenziale e il grigio panorama metropolitano ci ingoia, pur essendo gente di mondo tutto questo cemento intimorisce il nostro animo provinciale.
Il Gufo ricorda a tutti che sbagliare uscita è un attimo e il rischio di perdersi è dietro l’angolo, ed ecco che ci lasciamo alle spalle l’uscita che ci riguarda. Poco male, usciremo alla prossima che indicherà Meda.
Ma la prossima non c’è! Ci ritroviamo a Usmate Velate, poco male, mancano due ore alla partita, tempo ce n’è. Siam partiti presto apposta.
Basta tangenziale, tanto siamo in zona: scegliamo di percorrere la provinciale e ci ritroviamo ad Arcore, noto feudo di un importante uomo politico a noi poco simpatico.
Ha inizio l’incubo, il caldo comincia a farsi sentire e da veri viaggiatori previdenti le nostre scorte di liquidi sono due bottigliette d’acqua.
Cominciamo a vagare tra i comuni della verde Brianza e si succedono Macherio, Lissone, Muggiò, Concorezzo, Bovisio Masciago, Cinisello Balsamo, Desio e improvvisamente ci appare Monza.
Siamo vittime di un intricato reticolo di sensi unici e isole pedonali e ci ritroviamo a girare in tondo tra la zona dell’Autodromo e della Villa Reale, quando finalmente, in lontananza, vediamo i fari dello stadio. Eccolo, siamo arrivati, sono le 17.
Manca un’ora al fischio d’inizio, io sogno già una birra fresca al bar vicino allo stadio e intanto arriviamo. Peccato che sia quello di Monza.
Ignoriamo gli sms dell’altra macchinata che ci informa essere nel parcheggio: ci aspettano per entrare.
Chiediamo informazioni agli autoctoni che negano l’esistenza di Meda, il panico ci assale. Il tempo passa e il fischio d’inizio è prossimo, quando finalmente un simpatico ciclista ci indica la retta via: «Prendete per Saronno e svoltate all’incrocio per Meda», fantastico, e via, sgommando verso la meta.
Gli altri sono già sugli spalti.
Arriviamo a Saronno e malediciamo il simpatico ciclista e le sue indicazioni, chiediamo informazioni in giro ma anche qui nessuno sa dov’è Meda.
La Cremo è in vantaggio, giungono sms dallo stadio e da chi è rimasto a casa. Questi ultimi chiedono chi ha segnato.
Il traffico sulle provinciali dell’operosa Brianza è intenso e ormai il secondo tempo è iniziato e noi siamo in coda nel tentativo di ritornare sui nostri passi.
Finalmente appare come l’arcangelo alla Madonna il cartello che indica Meda, ma siamo sulla corsia opposta nel tentativo di svoltare a sinistra sulla trafficatissima strada che collega la città dell’autodromo a quella dell’amaretto.
Con una mossa un tantino azzardata riusciamo a infilarci tra due camion in transito e puntare verso il traguardo, mentre lo facciamo vedo il cartello indicante la svolta che ci aveva detto il ciclista abbattuto in mezzo all’erba incolta a bordo strada.
Chi avrà fatto palo?
Mentre ce lo chiediamo arriviamo in città, ora dobbiamo trovare la strada per lo stadio. Ci avviciniamo a una rotonda dove ci sono delle indicazioni stradali, stiamo per imboccarla quando vediamo arrivare in senso opposto una strombazzante colonna composta da quattro o cinque macchine battenti bandiera grigiorossa che hanno lasciato Meda festeggiando la vittoria.
Ci accodiamo a loro e mestamente puntiamo la prua verso la terra natia.
Mai stati a Meda!
Brigata 28 agosto

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Grego
Grego

Nato a Cremona.
Ascolta musica che produce rumore e genera emozioni.
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