La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Conosco un tipo strano…

C

Rock ‘N’ Roll Robot di Alberto Camerini era una hit del 1981, ma a Cremona la gente la cantava ancora nel 1984, con un testo rivisitato e adattato alla realtà cittadina.
«Conosco un tipo strano / Vedrai ti piacerà / Si chiama Emiliano / Ci porta in Serie A».
Mi svegliai con quelle parole nella testa e uscii di casa fischiettandone la melodia.
Era la prima domenica di giugno ma non c’era il sole e brutte nubi scure sorvolavano il cielo di Cremona.
Era presto ma la sveglia era già suonata, avevo un appuntamento importante quel giorno.
Avevo un appuntamento con la storia.
Come nelle migliori favole, a cui non credevo dalla prima elementare, dopo averne dubitato negli anni dell’asilo, il mio sogno nel cassetto stava per realizzarsi.
Mancavano otto ore al fischio d’inizio, era il 3 giugno 1984.
Era il giorno di Cremonese-Palermo.
La città era vestita a festa, ogni balcone aveva la sua bandiera grigiorossa in bella mostra e alle otto e mezza di domenica mattina il centro brulicava di gente come al sabato mattina, giorno di mercato.
Ero in giro anch’io con i miei soci, diretti a un negozio di jeans del Corso che avrebbe regalato mille bandiere grigiorosse ai primi mille tifosi che si fossero presentati a ritirarle.
C’era già una discreta coda ma, da una veloce occhiata, intuii che una di quelle bandiere sarebbe stata mia.
Passammo il tempo scherzando e intonando alcuni cori; la netta maggioranza della coda – che andava via via moltiplicandosi – era composta da adolescenti brufolosi e io, probabilmente, in un’ipotetica gara di brufoli, non avrei occupato un posto sul podio, ma tra i primi dieci sarei arrivato sicuro sicuro.
Ritiriamo la bandiera e ci avviamo verso casa per un boccone veloce; poi, via allo stadio. La partita è in programma per le quattro e mezza, ma all’una c’è già talmente tanta gente in coda da aver invaso via Persico dall’incrocio con via Brescia fino al passaggio a livello, prima di svoltare per lo Zaist.
Si aprono i cancelli e una folla schiumante entusiasmo invade i gradoni in un batter d’occhio; le ore che ci separano dal fischio d’inizio volano via tra un coro e una fumogenata, una sbandierata collettiva, l’alzarsi del bandierone e l’esibizione delle ragazze pon pon.
Siamo ammassati come sardine in scatola e la fumogenata che accoglie l’ingresso delle squadre in campo dura parecchi minuti più del solito.
Pronti via e Bonomi la mette dentro: il boato che sale dallo stadio è come un ruggito, un grido liberatorio soffocato nella gola dei cremonesi da un anno.
Tocca a Vialli, dopo mezz’ora, scatenare un altro boato e appagare la sete di vittoria del popolo grigiorosso.
Finisce il primo tempo ma il pubblico è in trance e continua a cantare e quasi non si accorge che al rientro in campo dagli spogliatoi un giocatore avversario sviene e dev’essere soccorso dal medico, come non si accorge che i picciotti rosanero accorciano le distanze.
Ma si rende conto, accompagnando l’evento con il solito boato, quando un picciotto sbaglia porta e ci regala il terzo gol. Manca un quarto d’ora e niente e nessuno può impedirci di salire in Serie A.
Una parte del pubblico non gradisce che la Cremo, «imbalsamata dalla sua beatitudine», come scriverà Giovanni Ratti nel suo articolo sulla partita, prenda due gol e regali ai rosanero una lieve possibilità di giocarsi un’improbabile salvezza la domenica dopo nell’ultima giornata di campionato.
Al fischio finale è l’apoteosi, siamo in Serie A con una giornata d’anticipo e il diluvio che si abbatte sullo Zini non smorza né l’entusiasmo della festa né le polemiche verso Mondonico, reo di aver mandato a fare in culo gli indispettiti che fischiavano per i due gol subiti.
Entravamo di diritto nell’olimpo del calcio italiano, eravamo ammessi tra gli dei.
Avevo quasi 13 anni e mi sentivo un re.
We can be heroes / Just for one day.

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Grego
Grego

Nato a Cremona.
Ascolta musica che produce rumore e genera emozioni.
Tifa Cremonese.

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