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Sex, drugs and football

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Vi ricordate i Super Furry Animals? Erano un gruppo gallese di Cardiff, uscito alla ribalta a metà anni Novanta sfruttando l’onda lunga del brit pop.
Di loro ricordo due cose: il nome e la copertina di un singolo tratto dal primo album, del 1996. Non ricordo neanche una loro canzone: non me ne vogliano, ma sinceramente il brit pop non mi ha mai appassionato.
La copertina mi restò in mente perché vi appariva un calciatore che mostrava indice e medio a un avversario – per i non esperti di cultura britannica, è il nostro dito medio – e perché il giocatore sembrava una rockstar.
Capello lungo, basettone e faccia da fottuto rocker anni Settanta. Non sapevo chi fosse e allora non c’era la possibilità di fare ricerche in Internet per scoprirlo, sperando di non incappare in qualche fake news. Sicuramente era un tipo che fuori dal campo indossava braghe a zampa e stivali con il tacco, in puro stile glam.
Rimossi quell’immagine, che tornò a bussare alla mia memoria un sabato pomeriggio di un quindici-vent’anni fa. Fu un articolo su Alias (inserto de Il Manifesto) ad aprire quella cartella cerebrale dimenticata.
Parlava del più grande e sconosciuto calciatore inglese, uno in grado di far sembrare George Best il bravo ragazzo della porta accanto, quello a cui ogni padre vorrebbe dare in sposa la figlia.
Robin Friday, classe 1952, proveniente da Acton, un sobborgo londinese, con un enorme talento calcistico ma con un altrettanto enorme talento per il cacciarsi nei guai.
Uno che da adolescente gioca insieme al padre in una squadra di amatori perché in un solo anno viene cacciato – per colpa delle sue marachelle – da ben tre club professionistici londinesi: Crystal Palace, Queens Park Rangers e Chelsea.
Dopo qualche anno riesce tuttavia a entrare nel settore giovanile del Reading, facendosi notare come punta di diamante della squadra del carcere in cui è finito.
A 17 anni si sposa con una ragazza nera (cosa alquanto insolita per i tempi), da cui ha un figlio e dalla quale successivamente divorzierà. Comincia a giocare nella Fourth Division (Serie D) inglese: né il matrimonio né il calcio riescono ad allontanarlo dal pub, dalla droga e dai furti.
Tuttavia, Friday riesce a giocare diverse stagioni a livello semiprofessionistico nel Reading, conquistando a suon di gol anche una promozione nella serie maggiore, il che gli permette addirittura un ingaggio nel Cardiff nella Second Division (Serie B) inglese.
Il suo arrivo nella città gallese è eclatante. Robin viene arrestato perché ha viaggiato gratis in treno e i dirigenti della nuova squadra devono recuperarlo al posto di polizia della stazione.
Si ritira nel 1977, a soli 25 anni, consumando il resto dei suoi giorni tra lavori saltuari di fatica, un altro matrimonio fallito e qualche vacanza dietro le sbarre.
Rifiuta un offerta del Reading, convinto da una petizione di migliaia di tifosi che ne vogliono il ritorno, gli stessi che lo eleggono giocatore del secolo della squadra.
Dei suoi numeri calcistici esistono soltanto testimonianze orali di allenatori, compagni, tifosi e avversari. Si dice che realizzò alcuni dei più bei gol della storia del calcio, anche se della sua carriera sono più noti gli episodi poco sportivi.
Aveva il vizio di cagare nello spogliatoio della squadra avversaria quando veniva espulso, possibilmente nella borsa del giocatore che gli aveva procurato il cartellino rosso; o di ubriacarsi, oltre che nei pub, anche nei bar degli alberghi dove andava in ritiro con la squadra e di sparire dopo la partita e ripresentarsi solo per quella successiva.
La sua squadra cominciò una partita in dieci perché lui era al pub: si presentò comunque in campo a gara in corso e, anche se ubriaco, segnò il gol della vittoria.
Memorabile anche il secondo matrimonio, durante il quale i suoi amici rubarono i regali di nozze.
Ma l’aneddoto più bello, a mio parere, fu il suo esordio con la maglia del Cardiff contro il Fulham, il primo gennaio 1977. Lo marca Bobby Moore, leggenda del calcio inglese a fine carriera, il capitano della nazionale dei tre leoni che vinse il Mondiale del 1966; e Robin non solo firma due dei tre gol che segnano la sconfitta del club londinese, umiliando il suo marcatore, ma si prende pure la “soddisfazione” di strizzargli le palle. Nel vero senso della parola.
Un’overdose pose fine alla sua vita il 22 dicembre del 1990, esattamente 12 anni prima di Joe Strummer.
«In campo odio tutti gli avversari. Non me ne frega niente di nessuno. La gente pensa che io sia pazzo e lunatico. Non ha capito che sono un vincente».
Robin Friday, il più grande calciatore inglese visto mai.

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Grego
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