La pubblicazione collettiva di Cremonapalloza

Che sfiga!

C

Era una notte del cazzo, una notte di quelle angoscianti, tempestose, di quelle notti da passare in casa nel letto, magari con una sporcacciona al tuo fianco e invece no! …Quella notte c’era un uomo che vagava con la sua auto per una strada che il temporale, così intenso, aveva reso sconosciuta, così sconosciuta che la si poteva immaginare indipendentemente in qualsiasi punto della Terra.
L’acqua che cadeva, incazzata come una cagna rabbiosa, rendeva il lunotto dell’auto come una cascata vista da dietro, dalla quale l’uomo che guidava vedeva la strada e ciò che la circondava come se avesse gli occhi di un vecchio decrepito affetto da cataratta acuta, acutissima.
L’ansia, provocata dal pensiero di non riuscire a proseguire e doversi quindi fermare per quella strada angusta e buia, gli macinava lo stomaco e gli rese l’alito dello stesso profumo di una chiavica, a tal punto che gli interni dell’auto aumentarono, in un attimo, il loro naturale processo di decolorazione dovuto all’usura. L’aria, nell’abitacolo, era diventata pesante, densa, ma così densa da formare luride gocce sull’interno dei vetri, e quell’uomo, che la respirava, si sentiva soffocato come se avesse la testa chiusa in un sacco di plastica. A un certo punto, l’uomo sentì il proprio stomaco stringersi, stringersi sempre di più, fino a sfogarsi in una rilassante ma putrida scoreggia che aggiunse gas marcio a gas marcio, creando una miscela che persino l’auto si rifiutò di portare ancora avanti e difatti si fermò. Si spense pian piano, come una candela consumata, dando di tanto in tanto degli strattoni fino a che non volle più saperne di ripartire.
L’uomo si fece cogliere da un attacco di panico che gli gelò il sangue nelle vene e anche nei coglioni, era bloccato, paralizzato, la saliva era sparita e al suo posto era comparsa una specie di poltiglia dolciastra che si trasformò in pochi istanti in una colla puzzolente. Una goccia di sudore gelato che dalla fronte era passata, come la più audace delle sciatrici estreme, alla punta bassa del mento, gli cadde sul dorso della mano facendolo riprendere, si fa per dire, da quella bolla di stasi che si era creata nella sua mente. L’uomo, che aveva assunto lo sguardo che solo un bambino mentre osserva i genitori farsi a pezzi può avere, cercò di vedere fuori da quei vetri umidi e lerci, ma non riusciva a mettere a fuoco nulla, poiché la tempesta si era fatta ancora più furiosa. Gli rimaneva solo quel senso di smarrimento, di vuoto e di oscurità… Terrore puro!
Non gli passò nemmeno per la testa il pensiero di uscire dall’auto e incamminarsi, poiché non sapeva assolutamente che direzione prendere per tornare a casa sua. Tutte quelle emozioni negative, che si avvicendavano al rumore assordante delle gocce d’acqua che gli pervadeva i timpani e al bagliore delle saette che precedeva il boato dei tuoni, lo avevano reso perso come un insetto senza le antenne, completamente in balia di una labirintite incessante.
A un certo punto, le nubi si abbassarono e, con innata potenza, scaricarono a terra tre fulmini uno di seguito all’altro. Il primo colpì una pianta sulla banchina della strada, squarciandola di netto, il secondo non si sa dove andò a finire, ma il terzo non sbagliò: centrò in pieno l’auto di quell’uomo, che vedendolo arrivare non fu più in grado nemmeno di respirare, e in una frazione di secondo lo folgorò, rendendo la sua pelle gonfia e scura e la sua carne gommosa e fumante come una bistecca ben cotta.
Alle luci dell’alba la tempesta era già lontana e le nubi, diradandosi, fecero passare i primi raggi di un pallido sole, che, come l’occhio di bue in un teatro scuro, illuminarono quell’auto dilaniata e quello che restava di quell’uomo che, dopo aver passato una notte di terrore e di paura, era morto folgorato da una saetta proprio lì… Di fronte al vialetto che portava all’ingresso di casa sua.

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Edo 72
Edo 72

Nato a Cremona nel 1972, disegno molto, scrivo poco, leggo niente.

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Nato a Cremona nel 1972, disegno molto, scrivo poco, leggo niente.

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