Pubblicazione Collettiva targata Cremonapalloza

Santa Lucia

S

Era uno dei giorni seguenti la Santa Lucia di uno dei primi anni cinquanta e come tutte le mattine dalle 7,30 (orario di partenza dei miei genitori per il lavoro) alle 9 in attesa che la Bisùula, la mia Scuola Elementare, aprisse i battenti ero affidato alle cure della numerosa famiglia di Camillo el Càvagnìin che abitava ed aveva bottega nella mia stessa abitazione che dava sulla piàsétà Antonèla nel rione de Sàn Bòsol.

Non era una cura efficace, specialmente in quei giorni perché era stata una di quelle Santa Lucia particolarmente felice per via di un dono del tutto particolare che era arrivato, che, seppur annunciato da qualche battibecco tra genitori e sfociato in un emblematico spendaciòon sibilato da mia madre, faceva bella presenza di sé soprattutto tra i miei piedi.

Era un bel fùbal del ciinq  ben cordato ed ingrassato, che per un bambino di 6-7 anni era oltre che qualcosa di eccezionale addirittura inutilizzabile per la sua pesantezza. Ciononostante mi davo da fare in piaséta anche da solo quando quella mattina d’un tratto un giovane di circa 14-15 anni apostrofandomi Giùrgétt, pàsa mi invita a giocare con lui.
Non esitai a passare il fùbal: conoscevo quel ragazzo, mio padre lo chiamava Zàio1 ma altri lo chiamavano Bàlino e abitava a non più di venti metri da casa mia, proprio dietro l’abside di Sàn Bòsol, poi l’avevo visto vincere in coppia con mio padre la gara di doppio de fùbalèen da Filimo, l’osteria della piàsétà l’estate prima, ma soprattutto perché era oggetto di commenti entusiastici da parte del mio genitore per la sua bravura a giocare al fùbal.
Non trascorsero che pochi passaggi e minuti quando dalla bottega di Camillo el Càvagnìin uscì di corsa il figlio minore Bèpe, il quale fungeva da mio fratello maggiore ed anche lui della stessa età del mio fùbaleur, che si avventò urlando contro quel ragazzo proferendogli ingiurie pesantissime tra le quali la più ricorrente era quella di traditùur. D’un baleno s’impossessò del fùbal tornandosene in un lampo in bottega lasciandomi solo e piangente nel bel mezzo della piàsétà. Venne in mio soccorso un altro dei miei angeli custodi la frùtaròola della piàsétà, la Melini, che mi calmò con qualche ciöcera e mi riassettò spedendomi velocemente a scuola, ma sentenziando che el Bèpe el ghìa ragiòon.

Rimasi tutto il giorno col magòon, poi alla sera mi decisi a chiedere al mio genitore il perché del comportamento del Bèpe e de la frùtaròola, egli sentenziò che loro avevano ragione perché quel là si era comportato male verso la Juventina e per quel fatto el Vigile aveva sequestrato il fùbal. Eh sì, la Juventina era la squadra del fùbal de Sàn Bòsol, la squadra di cui mio padre era un dirigente, era la squadra dei miei eroi, quella degli Arvati, dei Cavour, dei Nansèen,  dei Màno, dello zio Aldo e di tanti altri che non ricordo. Mi spiegò ulteriormente mia madre che quel là si era tesserato per la squadra di un altro rione della città avversaria acerrima della nostra, pertanto, ‘n traditùur.

La rassegnazione mi aveva pervaso quando qualche giorno dopo rividi quel là giocare tranquillamente con una palla di plastica contro l‘abside de Sàn Bòsol due passaggi fatti assieme poi egli mi disse che il mio fùbal era finito alla Juventina per gli allenamenti alla Massàro e che el Bèpe aveva fatto finta d’arrabbiarsi con lui. Che il mio fùbal fosse finito alla Juventina e non al Vigile mi riempi di gioia e il sacrificio mi apparve più che opportuno facendo sì che l’avvenimento finisse nei ricordi delle mie Santa Lucia.


1 Franco Zaglio (Cremona, 23 dicembre 1936) – Cremonese, Lazio, SPAL, Roma, Inter, Mantova, Genoa

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