Pubblicazione Collettiva targata Cremonapalloza

Attori di carta

A

Questa è la storia di una compagnia teatrale molto speciale: la
compagnia “Attori di carta”.
Quello che una compagnia di teatro fa è noto a tutti, portare in giro per
il mondo spettacoli, per far vivere delle storie alla gente che si reca a
vederli, storie drammatiche, storie divertenti, storie d’amore, storie di
denuncia, storie. In questo gli “Attori di carta” non differiscono in nulla
dalle compagnie comuni. Certo, definire gli “Attori di carta” una
compagnia comune sarebbe oltremodo riduttivo, e Vi spiegherò perchè.
In primo luogo gli “Attori di carta” non inscenano mai spettacoli ideati
da loro stessi, sono semplicemente attori, ci deve sempre essere
qualcuno a scrivere per loro.
Questa non è una grande cosa, direte voi, ce ne sono di compagnie che
non scrivono quello che vanno poi a mettere in scena.
Come siete impazienti, datemi il tempo di spiegare, dovrò prender fiato
anch’io, no?
La seconda differenza è che la compagnia “Attori di carta” è composta
da un numero quasi infinito di attori, milioni e milioni e ogni giorno di
più. Mettono in scena un incredibile numero di spettacoli in tutto il
mondo. Sono organizzati in piccoli gruppi, ognuno dei quali
rappresenta una storia.
La terza differenza è che gli spettacoli degli “Attori di carta” sono
raramente visti da più di uno spettatore alla volta. Uno è infatti il
numero perfetto di spettatori per una loro recita.
Ora avrete senz’altro compreso che non stiamo parlando di una
compagnia come le altre.
Gli “Attori di carta”, se non recitano, sono pressoché invisibili.
No, non hanno poteri sovrannaturali, semplicemente non si fanno
vedere, sono molto timidi. Finito il loro dovere si nascondono chissà
dove fino alla replica seguente.
Magari state pensando che non li avete mai sentiti nominare, ma io Vi
dico che tutti, nella propria vita, hanno visto uno spettacolo degli
“Attori di carta”, miliardi di persone al mondo hanno riso, pianto, si
sono innamorati 0 si sono indignati assistendo ad una loro esibizione,
senza saperlo, anche voi che state leggendo adesso.
Li avete visti ogni volta che avete letto un libro.
Ogni volta che aprite un libro, decine di attori professionisti si preparano
su quel piccolo palcoscenico e cominciano a recitare le battute che voi
vedete impresse sul foglio. Credete di vederle.
In realtà le sentite, e sono loro, gli attori, a recitarvele nella testa.
Vi sarà capitato, mentre leggevate un libro, di imbattervi in una parola
che proprio non Vi aspettavate, che non c’entrava assolutamente nulla
con il resto del discorso, che stonava con l’atmosfera che da un po’ si era
creata. Quindi? Siete andati avanti a leggere (perché anche il lettore possiede una certa inerzia), ma dentro di voi avete pensato «Che diavolo
c’entrava un agnello in quella frase?».
Senz’altro. Poi che avete fatto: Vi siete fermati, siete tornati indietro e
avete riletto la parola incriminata. L’attore, che prima si era
ingarbugliato, leggermente imbarazzato per l’errore, aveva allora
pronunciato a piena voce (dopo uno sguardo al suggeritore, perché
quella parola proprio non se la ricordava) «Granello!».
«Granello! Adesso si che ha senso. Come diamine avrò fatto a leggere
agnell0?».
Detto questo, avete proseguito, attribuendovi una distrazione non
vostra.
Ogni volta che rileggete un libro, è possibile che proviate sensazioni
differenti dalla prima volta, anche se è passato poco tempo. Lo stesso
dialogo tra due amici che non si vedono da anni, che prima Vi aveva
messo una bellissima sensazione addosso, fatta di fiducia, complicità, di
quella segretezza che solo le confidenze tra amici possiedono, adesso Vi
dà un’impressione strana, come se uno dei due stia nascondendo
qualcosa all’altro.
Non avete sbagliato pagina, né tantomeno avete sbagliato libro; non
avete preso distrattamente quello che gli stava di fianco, quello con la
copertina quasi uguale.
Tutto ciò significa semplicemente che è cambiato qualche attore, magari
quello che impersonava il protagonista è malato e si è dovuto trovare un
sostituto che, per forza, interpreterà la parte in modo diverso, pur
dicendo esattamente le stesse parole.
Una volta ce n’è stato uno che, a suo piacimento, modificava le trame.
Un giorno decise che Mr. Bloom, invece che vagabondare per le vie di
Dublino, se ne doveva andare a fare un giro fuori città, a visitare i
castelli e gli altipiani della Scozia. Ve lo immaginate voi il malcapitato
che in quel momento stava leggendo l’Ulisse e si è trovato di fronte ad
una tale oscenità? Gli dev’essere venuto un colpo.
Finito lo spettacolo, l’attore improvvisatore è scappato a gambe levate.
Ovviamente è stato licenziato in tronco, e adesso è finito a leggere un
arido cartello stradale: ogni volta che qualcuno Vi rivolge lo sguardo, lui
deve dire «Divieto di sosta!» (tra l’altro, gira voce che in quella zona,
ultimamente, siano state date più multe del previsto, nonostante la
presenza del cartello. Si vede che quel disgraziato non ha perso la
passione per l’improvvisazione. . .).
E non ditemi che non li avete mai visti, quegli attori.
Nessuno può dire di non averlo visto, lì, davanti ai propri occhi, Danny
Boodmann T.D. Lemon Novecento, mentre suona la sua musica
impossibile e cullatrice, mentre con il suo pazzesco valzer fa danzare il
pianoforte a coda, con l’amico Tim Tooney al fianco che gli urla che è
un pazzo, e lui che ogni volta suona ancora di più, più forte. Tutti lo
hanno visto.
Per ognuno aveva un volto differente, ma tutti quelli che hanno letto
Novecento lo hanno visto.
Ogni volta che qualcuno apre un libro, un nuovo gruppo di attori che fino a quel momento (quando il libro era chiuso) aveva ripassato le
battute, preparato i movimenti, le pause e le espressioni, mette in scena
lo spettacolo, e voi che leggete siete gli spettatori.
Anche io che sto parlando ora sono un attore. Fino a ieri facevo la parte
di Cosimo Piovasco di Rondò, meglio conosciuto come Il barone
rampante; lo spettacolo si teneva in una copia dell’omonimo libro,
custodita presso la Biblioteca Civica di Cremona.
Oggi, tuttavia, ho deciso di raccontarvi questa storia, che spero Vi sia
piaciuta.
Probabilmente, se la rileggerete domani, sarà un altro a raccontarvela, e
magari sarà più bravo, 0 magari no. La storia, comunque, rimarrà la
stessa.
D’ora in poi, quandofinite un libro, non è necessario che ci lanciate
sopra delle rose come si usa a volte a teatro, ma almeno, se Vi è piaciuto,
immaginate di fare un bell’applauso.

Grazie a tutti.

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Leonardo Calvi
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