Il punto e la virgola

I

Era il 1924 quando Jakob Hirsch, uno scrittore ebreo di grande talento, concluse il suo ultimo libro intitolato La vita secondo Emile, una biografia del suo grande amico Emile Dukas, poeta francese, nato nel 1890 e morto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale mentre prestava servizio come autista di ambulanza.

Nell’ultima frase c’erano un punto e una virgola. Non si erano mai incontrati; prima di allora quel punto terminava una poesia su una copia tascabile della settima edizione di Foglie d’erba di Walt Whitman e la virgola spezzava una lunga frase in un testo di economia domestica per istituti femminili. Impiegarono molto tempo a vincere la loro timidezza e trovare la forza di dichiararsi amore reciproco. Da quel momento il punto e la virgola vissero felici, separati solo da poche parole; la notte si univano e facevano l’amore, quando nessuno leggeva.

Vissero così per quasi dieci anni, con la compagnia di tutti gli altri punti, virgole, punti esclamativi e interrogativi che vivevano in quelle pagine.

Nonostante l’insistenza del suo editore americano, Jakob decise di non pubblicare mai La vita secondo Emile, tenne quei ricordi per sé senza mai fornire spiegazioni.

Ma il 26 aprile del 1934 iniziarono le deportazioni, o come li chiamavano allora “arresti preventivi”; Jakob venne prelevato dalla sua casa di Rosenthaler Straße e il manoscritto fu distrutto dalle SS, ogni pagina fu ridotta in brandelli.

Il destino volle che uno strappo netto dividesse il punto e la virgola. Un ufficiale prese quello che rimaneva dei fogli e lo gettò nel camino acceso. Immediatamente i due simboli cominciarono a saltare disperatamente da un frammento all’altro, spinti da un istinto di vita. Fu allora che una folata di vento disperse nell’aria i pochi pezzi di carta che si erano salvati dal rogo, che come piccole colombe impazzite volarono in stormo fuori dalla finestra e andarono a poggiarsi sul selciato.

Non appena ripresosi dallo spavento, il punto si accorse di aver perso di vista la sua virgola; in quei pochi terribili attimi l’aveva scorta mentre si rifugiava in quello che restava della dodicesima pagina, poi più nulla. Chissà se era riuscita a salvarsi.

Cominciò a cercare in lungo e in largo.

Esplorò ogni manifesto di regime nelle strade e ogni dispaccio in arrivo dal fronte riportante i nomi delle nuove vittime, cifre in un archivio.

Infilatosi in un telegramma raggiunse un posto di blocco dell’esercito, dove scrutò gli schedari della morte provenienti dai campi di concentramento, ma della sua amata nessuna traccia.

Si nascose nel breviario di un frate che lo portò nell’ormai quasi completamente devastata biblioteca comunale; qui trascorse mesi girovagando tra romanzi, poemi, testi scientifici.

Quando scoprì dell’esistenza di una stanza dove erano rinchiusi i libri proibiti dal Führer, probabilmente il luogo più sicuro al mondo per un povero simbolo ortografico, una piccola speranza si riaccese, ma neppure li la trovò.

Si infiltrò persino nei messaggi cifrati dalla potente macchina Enigma, dove scoprì ordini strategici inviati dai comandi nazisti alle truppe sui campi di battaglia; anche qui senza risultato.

Nessuna notizia della sua amata virgola.

Il punto continuò a vagare per tutta la durata della guerra. Visse per un certo periodo sul certificato di matrimonio di una ragazza con un partigiano che più tardi sarebbe morto nello sbarco in Normandia, soggiornò su un cartello che intimava HALT ! presso una fabbrica di carri armati.

Infine fu testimone diretto della liberazione dalla prima pagina del giornale nazionale che gridava a piena voce LA GUERRA È FINITA .

Una volta, sullo stesso giornale, un punto esclamativo notò il povero punto mentre piangeva, solo. Si chinò verso di lui, diventando un punto interrogativo.

Perchè sei triste?, gli chiese.

Il punto gli raccontò la sua storia, gli disse del manoscritto di Jakob Hirsch, del suo incontro con la virgola, di tutto l’amore che aveva dato e di tutto quello che aveva ricevuto, della sua ricerca.

Disse che mai si sarebbe arreso. Il punto e la virgola si sarebbero ritrovati, un giorno.

Il punto interrogativo ci pensò su un momento, poi ricordò dove aveva già sentito quel nome. Disse che Jakob Hirsch era morto pochi mesi prima nella camera a gas del campo di sterminio di Auschwitz Birkenau. Ora, finita la guerra, il suo corpo era stato riesumato dalla fossa comune e gli era finalmente stata data una sepoltura nel cimitero di Schöneberg.

Il punto decise così di andare a far visita a colui che gli fece incontrare l’amore, ponendolo alla fine di un libro che mai nessuno lesse.

Infine giunse alla tomba, una modesta lapide di marmo rosso lucido. Sopra era incisa una frase.

Quando le armi tacquero ci sdraiammo, e aspettammo l’alba nel campo

Non riuscì a credere che si trattasse proprio di quella frase.

E lei era lì.

La sua virgola, la sua amata, era lì ad aspettarlo.

Si trovava lì da alcuni giorni, aveva saputo della morte dello scrittore da una sua amica parentesi.

Dopo il giorno dell’incursione delle SS in casa di Jakob lei aveva girato il mondo intero in cerca di lui; solo per un caso non si incontrarono sul numero del 24 settembre 1944 del notiziario clandestino della resistenza, lei in prima pagina e lui in ultima.

Ora erano di nuovo insieme, esattamente come quando si erano incontrati.

Se andate a rendere omaggio alla tomba dello scrittore Jakob Hirsch, pensate anche a loro, sono ancora là.

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Leonardo Calvi
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