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marzo 2008

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Vita di Maro

V

Un giorno naque (sì, proprio “naque”, senza la “c”) un bambino. Appena uscito dal pancione di sua madre cominciò a ridere, anziché piangere. Tutti compresero immediatamente che si trattava di un fatto strano; solo uno non capì, perché era scemo. L’imberbe e ridente essere fu accolto da un coro di «QQQQQQQQQQ», tanto stupore suscitò. La madre Ardua e il padre Ronco diedero al neonato il nome di Maro, perché erano indecisi tra Marco e Mario; dopotutto, Marcio, come nome, non è il massimo (Marico non venne neppure preso in considerazione) e, si sa, togliere è sempre meglio che aggiungere. Un anno dopo la...

Lo specchio di Itzamà

L

Francisco Tucumàn aveva trascorso gli ultimi vent’anni della sua vita in stato vegetativo presso l’ospedale psichiatrico di Millwood, dopo essere stato rinvenuto in una foresta in Messico, dove stava compiendo delle ricerche. In passato era stato professore ordinario di Storia delle Religioni presso la Cornell University (lo conobbi là). Da anni mi recavo periodicamente a fargli visita; lui se ne stava tutto il giorno nel letto, con gli occhi sbarrati,  o sguardo assente e un’espressione che solo ora riesco a decifrare. La notizia della sua morte mi spaventò, in fondo aveva solo cinquant’anni. Il funerale si...

Il punto e la virgola

I

Era il 1924 quando Jakob Hirsch, uno scrittore ebreo di grande talento, concluse il suo ultimo libro intitolato La vita secondo Emile, una biografia del suo grande amico Emile Dukas, poeta francese, nato nel 1890 e morto al fronte durante la Prima Guerra Mondiale mentre prestava servizio come autista di ambulanza. Nell’ultima frase c’erano un punto e una virgola. Non si erano mai incontrati; prima di allora quel punto terminava una poesia su una copia tascabile della settima edizione di Foglie d’erba di Walt Whitman e la virgola spezzava una lunga frase in un testo di economia domestica per istituti femminili...

Daniele Conca

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