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Presentazione del libro di Andrea Cisi alla Festa de l’Unità, 13/07/2004

Quando le arti si incontrano. Martedì 13 luglio 2004, alla Festa de l’Unità, a Ca’ de’ Somenzi, una cinquantina di persone hanno assistito, in condizioni di ascolto non sempre ottimali, a una particolare presentazione: il testo presentato era l’ultimo (si spera il secondo di una lunga serie) romanzo di Andrea Cisi, AYE – Are You Experienced?; i brani non erano semplicemente letti, bensì interpretati da giovani attori cremonesi.
Il luogo sfruttato per la presentazione è sotto lo stand della birreria, che si trova nella zona “giovane” della festa, il piazzale ribattezzato Babylonia. E diciamo subito, così non ci pensiamo più, che non è granché. C’è casino, e non è uno spazio in cui l’attenzione debba essere necessariamente focalizzata sullo spettacolo: infatti c’è chi si fa gli affari suoi, chi parla a voce alta e disturba non poco, e vabbè, sembra che poi uno scriva ’sti pezzi solo per lamentarsi, ma non è così. Il fatto è che a mettersi sul palco centrale (quello dei concerti) ci avrebbero guadagnato tutti quanti, attori e spettatori, ma probabilmente il palco non era utilizzabile, a causa dell’iniziativa successiva, lo «spettacolo di comicità con trapezio», con i Favolosi Nando e Maila.
Lasciamo perdere e andiamo al nocciolo: l’introduzione alla serata, giustamente, spetta all’autore. Andrea Cisi dice due parole sulla principale tematica dei racconti che compongono il libro (il lavoro interinale, il cui ritmo è volutamente spezzato dai brani sulle partite di calcetto all’oratorio). Dice anche che c’erano già state, tempo fa, altre presentazioni del libro, ma consistevano in una «lettura asciutta» dei brani. Ora, al contrario, si punta su una lettura interpretata.
Facciamo un passo indietro: questo nuovo tipo di presentazione è stato commissionato da Cisi stesso a Lorenzo Sperzaga, che ha coinvolto i due attori Davide Pini Carenzi e Ilaria Castiglioni. I tre, accompagnati dalla chitarra di Lorenzo Colace, esordiscono con questa presentazione a Soresina, mercoledì 5 maggio 2004.
Per questa sera, la formazione è mutata per metà: Ilaria non è presente, e al suo posto, quello della Signorina Workpoint Buonasera, recita Nicla Sperzaga (che, pensa te, non è imparentata con Lorenzo Sperzaga). Nemmeno Lorenzo è presente (problemi di salute), viene quindi temporaneamente sostituito da Michele Lanzi. Le parti, dunque: Davide e Michele si alternano: ora è l’uno a interpretare la parte del protagonista Daniele “Jamiro” Conca (che, pensa te, ha lo stesso nome di…), mentre l’altro gioca il ruolo del comprimario di turno (datore di lavoro, tizio dei colloqui, “avversario” che punta allo stesso impiego ecc.); nella recitazione del racconto successivo, le parti dei due si possono scambiare. Nicla, invece, è fissa nel ruolo della diligentissima Signorina Workpoint Buonasera. Lorenzo Colace suona la chitarra, accompagnando la lettura interpretata.
I racconti scelti erano inizialmente sette, ma RENZO&LUCIA experience non è stato poi recitato per problemi di tempo (lo «spettacolo di comicità con trapezio», con i Favolosi Nando e Maila, incombeva). Sei, quindi, i brani rappresentati.
Per prima, l’introduzione senza titolo del libro (dato che non c’è titolo, riporto le primissime parole: «Sono una persona mediamente equilibrata»). Dato che è un monologo, richiede un solo attore: il performer è Michele. Prime risate tra il pubblico.
A seguire, BINGO experience, uno dei primi racconti che si trovano nel libro, tra l’altro uno dei più brevi. Reazioni dell’audience ancora un po’ freddine, lo humour nero di Cisi (e, in particolare in questo racconto, con la figura del dissuasore della sala bingo, cioè un tizio che deve cercare di tenere i clienti incollati alle loro poltroncine perché essi possano perdere ancora) è come un diesel. Si stanno “spegnendo le candelette”. Poi si parte via lisci.
Il terzo brano è CHINEESE experience, un classico per chi aveva già avuto modo di leggerlo su Cremonapalloza o da altre parti. In questa rappresentazione, è Michele a narrare in prima persona e anche a interpretare la parte di Jamiro. Davide, invece, è l’“avversario”, Gigi il cinese (che poi è mezzo coreano e mezzo mantovano). Rimane del tutto immobile, sull’attenti, mentre Michele/Jamiro lo descrive, poi fa soltanto i movimenti strettamente necessari. L’effetto è decisamente divertente, ma ovviamente il tutto poggia sul testo vero e proprio, che tocca punti geniali con la sufficienza (quasi arroganza) di Jamiro, sicuro di farcela («Mi spiace solo che ora è tra te e me e tu, mi spiace fartelo notare, sei cinese. Spero soltanto che tu non abbia moglie e figli a carico, non mi va di rovinarti la vita»). Quando alla fine prendono Gigi, Jamiro si rende conto che «un buttafuori e un cinese […] sono più inseriti di me nella mia città» e, credo, questa è un’osservazione un po’ autobiografica: del resto, come da risvolto di copertina di AYE, Cremona è per Cisi città «amata e odiata alla follia». Applausi del pubblico sul finale del racconto (con chicca musicale del motivetto de Il ponte sul fiume Kwai fischiettato da Davide mentre Nicla, dall’altro capo del telefono, continua imperterrita a ripetere «Buonasera Workpoint buonasera»). Una cosa che ho notato è che la struttura dei racconti di Cisi di solito è questa: il comico sta tutto all’inizio e in mezzo, mentre l’“amaro” è alla fine. Da ciò si potrebbe dedurre che i racconti di Cisi sono tragici (nel senso etimologico del termine, cioè, per dirla in parole povere, cominciano bene e finiscono male, a differenza della commedia, che segue il percorso contrario – sto utilizzando il lessico teatrale applicato alla letteratura), cosa che ovviamente non è. Però, di fatto, le risate si sentono tutte durante il racconto; gli applausi finali sono solo applausi, e non risa, perché – credo – non c’è quasi mai niente da ridere alla fine: nei racconti di Cisi le cose vanno così, c’è da fare buon viso a cattivo gioco. E, tra il pubblico, i pochi sorrisi sono amari, di solidarietà col personaggio.
Quarta portata del menù di stasera, CALCETTO ORATORIO S. Bernardo. Ancora Michele nei panni di Jamiro, mentre Davide si sdoppia (e anche triplica) nei vari amici del protagonista. Esilarante quando, nella parte del Capitano, con la maglia da trasferta europea del Milan numero 6, in posa mussoliniana urla «Passa! Passa!». Una delle capacità più pregiate di Cisi, e che determinano effetti spesso esilaranti, è di saper mettere su carta con precisione chirurgica delle situazioni, meglio, delle istantanee fotografiche di momenti che tutti, nella vita, abbiamo vissuto: emblematico è l’esempio di Rinco che «ruba la palla dalle mani di Poseidon e la calcia in porta, seguendola di corsa». Esattamente così, ci sarà sempre un idiota che ruberà la palla dalle mani di qualcuno e la calcerà in porta, seguendola di corsa. Tutti lo abbiamo fatto e tutti lo abbiamo subìto. E la gente ghigna di gusto. Magari non tutti capiscono al volo quando il racconto è finito (alla fine non c’è nessuna luce che si spegne, non siamo a teatro, quindi non è che si possano colpevolizzare gli astanti più di tanto), ma ridono.
Qui Cisi fa un altro, brevissimo intervento, giusto per introdurre la rapida esecuzione degli ultimi due racconti, perché, come si suol dire, il tempo è tiranno. Lo «spettacolo di comicità con trapezio», con i Favolosi Nando e Maila, non ammetterà ritardi.
Quinta, penultima e dal titolo maggiormente impronunciabile, arriva l’interpretazione di KRUP-MFALK experience, tra l’altro incompleta nel senso che, probabilmente per ragioni di tempo (lo «spettacolo di comicità con trapezio», con i Favolosi Nando e Maila, non ha pietà), il racconto (tra i più lunghi del libro) viene presentato solo nella sua parte introduttiva, quella in cui Jamiro non è ancora in catena di montaggio. Qui è Davide a calarsi nei panni di Jamiro, mentre Michele interpreta tutti gli altri, in particolare il cinico caporeparto, più preoccupato di non avere rotte le palle che di altro. I dialoghi sono divertenti in sé, in più Davide e Michele ci aggiungono un bel po’ del loro, con effetti comici efficacissimi (come nel momento in cui Jamiro si avvicina per chiedere informazioni a un tizio che lavora lì, e dopo che gli ha detto «Mi manda la Workpoint», i due fanno una lunga pausa in silenzio, guardandosi in faccia, poi Michele si avvicina a Davide/Jamiro e gli snocciola da un centimetro un bel: «E aluuura?»). Chi poi ha riconosciuto i brani dell’accompagnamento musicale, si sarà divertito in modo particolare durante la descrizione che Michele/narratore fa dello stabilimento Krup-Mfalk, e di sé stesso mentre arriva in motorino con un freddo della madonna: sotto, discreto, Lorenzo suona Is There Anybody Out There? dei Pink Floyd. Ottima scelta.
Si chiude con SIG4 experience, brano dalle tinte se possibile anche più surreali degli altri, in cui viene proposto in dettaglio un colloquio di lavoro di Jamiro. Altro scambio: Jamiro lo fa Michele, Davide è il tizio-colloquio. Qui il climax ascendente è molto marcato, con un colloquio di lavoro inizialmente normale (eccezion fatta per lo scambio di battute sul nome inserito da Jamiro sul foglio dell’agenzia Workpoint… E cioè Jamiroconca), che a mano a mano diventa una chanson de geste di Jamiro stesso che, resosi conto che quel posto non lo otterrà mai (o almeno, che il tizio che potrebbe farglielo ottenere non lo sta per niente ascoltando), inizia a spararle grossissime, senza che il tizio-colloquio faccia una piega, con la mano che segna in automatico parole più o meno attinenti alle gesta eroiche che Jamiro si inventa di sana pianta. E che non cito perché ve le dovete leggere, sul libro.
Niente, la serata volge a conclusione (non per i fortunati che avranno modo di vedere lo «spettacolo di comicità con trapezio», con i Favolosi Nando e Maila). Cisi riprende un momento la parola per ringraziare e per rimarcare il fatto che uno che si presenta a un colloquio di lavoro con il foglio con scritto il proprio soprannome al posto del nome, non è che possa poi aspettarsi molto. Dopo di lui, chiude definitivamente Mario Feraboli della Convegno Edizioni (coeditrice del libro, spero di aver capito bene, assieme a Francesco Bevivino Editore), che fa una bella osservazione sulla capacità di Cisi (inteso sia come scrittore che come persona) di cogliere la realtà che lo circonda e ironizzare su di essa. Poi, anche un bel ringraziamento personale che a scriverlo non sarebbe uguale, quindi lascio stare.

McA

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