12.10.02: AZIENDA CARTARIA – URANIA

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Trasfertone piovigginoso al mitico Luigi Poli di San Sigismondo, patria putativa di numerosi uranioti. I più tecnici tra i randagi si son tutti formati sgambando su queste collinette stoppose e sconnesse su cui i frati, durante il campionato, coltivano patate da decenni.
In quel tempo leggendario gli allenatori raccattavano al volo lungo la via Giuseppina i giocatori da tesserare, li tramortivano col randello del prete, li trascinavano in ufficio svenuti, quando si risvegliavano erano atleti della mitica Polisportiva Viscontea. Ciclisti, velisti, meccanici, giocatori di Bridge, cacciatori e pescatori occasionali, clienti di benzinaio, massaie, tutti hanno disputato almeno un campionato di calcio sul Luigi Poli, senza nemmeno avvertire le famiglie che non sarebbero rientrati per cena.
Negli spogliatoi si consumavano rituali propiziatori prima delle gare, a base di sacrifici umani. Nel senso che uno, estratto a sorte ogni domenica, si sacrificava e andava al bar tabacchi di fianco al campo a rubare caramelle e sigarette per tutti. Poi si fumava insieme un pacchetto di Ms togliendo il filtro, si urlava Ora e per sempre! e si cercava di arrivare alla fine della partita senza morire. Metà di quegli eroi guerrieri da fiaba son morti.
Allenatori da conflitto bellico si sono succeduti sulle panche della mitologica Viscontea, gente con sotto quattro coglioni per poter gestire spogliatoi di generazione in generazione sempre più scontrosi. Il bitorzoluto ‘Birzi dal baffo giallo’, il sanguigno Brustolin ‘Il cacciatore’, Frigge Senjor ‘l’incudine’, Manu ‘Charles Bronson’ Manuini, Mondo ‘l’idealista’ Mondini, Enzino ‘il costruttore di cimeli’, Bianco ‘L’uomo bestia’ e numerosi altri passati in sordina. Dire qualcosa di sbagliato a un mister normale ti ritrovi fuori rosa la domenica. Dirglielo a questi voleva dire ritrovarsi sepolti in un fosso a far germogliare finferli.
Appena dentro la recinzione, Kristio, Tony Gattuso, il Ciòlo Facciolo, Cizzu, Gùsto Bagnoli e il Mullah Guindajh si mettono a cerchio, si guardano tristi e commossi, saranno dieci anni che non calcavano queste zolle gibbose. Entra Faio Faini, altro reduce storico. Oh, dice, Non avete un po’ di magone?
Il cerchio selvaggio attacca a piangere.

Giochiamo contro una squadra che non san bene nemmeno loro se son forti o no, dice Cippo col berretto americano e gli occhiali appannati nello spogliatoio. In Coppa nessuno sa il loro risultato, la prima di campionato invece non si vedevano nemmeno.
Troppo veloci? chiede ‘the vanishing’ Otta.
Troppa nebbia! risponde Cippo, Partita sospesa. Dopo un quarto d’ora la palla non era ancora uscita dal cerchio di centrocampo. Quindi per noi sono un’incognita. In più abbiamo avuto defezioni non previste.
Ossia? insiste Otta caparbio indossando i mutandoni da corsa.
Ossia, riprende il mister, a parte i soliti Tony che è in ripresa dallo strappo e Vlad che ha problemi alla prostata, oggi abbiamo anche Lupo che sta vomitando dall’aperitivo di ieri sera, Faio che è in montagna, Il Mullah è in ramadan sportivo, Schizzo ha il corso di cucito, Mino ha la gara di bocce sul bresciano, il Puma è reperibile nella jungla, Bòrtolo si fa rifare gli occhi, come Cizzu l’anno scorso. Otta conta gli uomini nello spogliatoio. Tredici. E non vede né Beppone né il suo ginocchione sfasciato. Comincia a tremare e sudare freddo, lo spettro del libero inizia a impossessarsi di lui, si schiaccia le tempie con le mani, come un bambino dell’asilo. Chi fa il libero oggi? chiede. E chi gioca in porta, tra l’altro?
Cippo si massaggia una mandibola, sgratta via i sei peli di barba che si rasa male ogni tre giorni, sorride infame. Beppe sta arrivando, stai calmo Otta. Otta si rilassa e ringrazia Dio in latino. Per quanto riguarda la porta… resta in sospensione, fissando tutti. Nel cielo chiuso dello spogliatoio si creano cubetti di ghiaccio che ricadono pesanti a terra. Il Ciòlo Facciolo guarda il mister con aria di sfida. Io in porta non ci gioco! brontola a braccia conserte.

Il Ciòlo Facciolo prova la divisona numero 1 di Bòrtolo. Gigiño osserva divertito la vestizione, oggi intorno a lui gravitano circa sette mosche, l’atmosfera intorno al suo corpo sa di vinaccia. Ci stai dentro tre volte, gli dice sornione. Il Ciòlo non lo degna, Tu non ci stai dentro per un cazzo, pensa seccato, si rimbocca le maniche, i pantaloni e si mette una molletta da bucato sul colletto per stringerlo un po’. Come sto? chiede poi al sudamericanense coricato sul melmiccio dello spogliatoio. Du mundo! fa Gigiño prima di crollare disteso con la faccia in giù. Il Ciòlo lo solleva prima che affoghi in un centimetro d’acqua sporca. Nel farlo si rimira nello specchio. Secoli, da quando era il portiere più forte del girone di Promozione cutrese. In fondo con la divisona addosso, fa ancora la sua porca figura.

L’undici si sta ancora scaldando a bordocampo, lamentandosi che la giornata è uggiosa, quando un’esplosione di grida sguaiate ma sentite e di applausi solitari si sostituisce al sole che latita, attirando l’attenzione. Il Caraffone fa il suo ingresso trionfale al quadrato verde, il front-man Golia tiene su da solo la tifoseria e porta due striscioni sulle spalle. Dopo dieci secondi entrano storti Brio sorridente e Poldo con una fascetta viola in testa che fa tanto Saranno Famosi. Tempo un minuto e i due striscioni ‘Red-Yellow Drinkers’ e ‘ Beck’s Team’ sono appesi alla rete. Tempo sei, di minuti, e Bòrtolo con occhiali e morosa, il bambino Ino nostalgico, il Passerotto solitario, Borghi l’uomo glabro, il team Gaboni al completo, il team Faini al completo tranne Faio, il Mullah e Vlad, il Puma e gente varia urlante e festante invade la recinzione, disponendosi a sostenere con cori e insulti la corazzata più randagia ed estrosa del girone. Il Caraffone non molla, a volte barcolla ma non molla. Golia si sistema con la bocca incastrata in un pertugio della recinzione, aspetta che passi Kristio lì di fianco, poi come un temporale gli urla in un orecchio Sòtto la cùrva, Kristione sòtto la cùrva! Sòtto la cuuurvaaa… Kristio prima gli esplode un timpano, poi fa un cenno sorridendo alla est-europeo. Partono gli applausi corretti del tifo che ringrazia la disponibilità del suo fuoriclasse biondo.

Formazione: il Ciòlo tra i pali, se si riesce a trovarlo dentro la divisa, libero Beppone col ginocchione omicida, marcatori seri Dade Chiari e Gùsto Bagnoli. Il centrocampo è un rischio, gente che ha col pallone rapporti carnali e si dimentica talvolta di passarlo fino a rimediare due pedate e perderlo irrimediabilmente: da sinistra Simo Spugnetta, Rubo ‘il sinistro’, Gabo Gabino, Otta ‘the vanishing’ e Rosso Chiodino. Davanti una coppia di punte da rodare: Kristio il bielorusso srotulato e Ripo Ripo l’elicotterino.
La panca oggi non è miliardaria ma è simpatica: Cizzu lo ieratico (alterato dal tempo grigino), Maurone il Centurione (alterato per i cazzi suoi) e Gigiño el Pibe de Bronzo (alterato dal crema-whisky corretto caffè dell’aperitivo di mezzogiorno al Villetta).
L’arbitro sembra uscito da un presepe, ha la faccia di uno che ha su la maschera di pulcinella, il naso è rosso di bianchini appena ingeriti, i tratti alla Teomondo Scròfalo ne fanno un soggetto da temere. Ogni sette secondi estrae dal taschino un paio di occhiali e si guarda più o meno intorno per capire dove si trova.
Il mitico campo invece è sempre miticamente asimmetrico e ingobbito. Come nei cartoni di Holly e Bengj dalla panchina non si vede la recinzione opposta perché in mezzo il manto si eleva a cocuzzolo. Se una zolla si stacca rotola giù a valle portando slavine di fango con sé. Tra la panca uraniota e la linea del terreno di gioco, inoltre, c’è tutto un habitat paludare che fa rabbrividire. Ragni d’acqua che fanno vasche stile dorso, ninfee con su rospi-cinghiale e liane che scendono dal tettuccio della panca, bottiglie con dentro messaggi, bis ranèer che traversano la pozza, ciccotti di saliva e mozzichi di siga d’altri tempi che galleggiano privi di vita.
Se lo sapevo mettevo i coturni, esclama Cizzu.
Se lo sapevo portavo la mascherina da Snorkling, esclama il Centurione (è appena rientrato dal viaggio di nozze alle Maldive).
Se lo sapevo portavo il seltz! esclama Gigiño, poi dice Ugegè ugegè e si sistema in un angolo.
Se lo sapevo che rompevate i coglioni non vi convocavo, esclama il mister Cippo guadando la pozza.
Zitti che non vedo, intima il mister Luca.
Perché, chiede Maurone, Tu guardi con le orecchie?
Conosco indios che sanno farlo, sussurra Gigiño e poi muore un po’.
Piiiip! Inizio.

Passano dieci minuti di partita inutile. Il centrocampo uraniota si muove rapido e contrasta decentemente, le leziosità sono contenute e non si perdono troppi palloni. Solo, quando Rubo perde un contrasto, cerca misteriosamente di colpire con la punta acuminata della sua scarpa sinistra il piede dell’avversario. Fonti bene informate dicono che non a caso si dice che il suo sia un ‘sinistro velenoso’, pare che unga le curve dei suoi piedi con liquidi acquistati direttamente da un discendente della famiglia Borgia.
Gli avversari della Cartaria non sono malaccio, abbastanza organizzati, solo dietro stentano alquanto a trovare un minimo di organizzazione ma il pressing dell’attacco uranico è sterilino: Kristio ha la ripresa di una macchinina da autopista, Ripo Ripo corre un po’ dappertutto ma solo quando la palla non è là.
Il mister Cippo ha concordato uno schema segreto con il Ciòlo Facciolo e le due punte, uno schema che lui stesso misteriosamente chiamerà dalla panchina urlando un criptico: Schema! Il Ciòlo deve rinviare lungo, Ripo Ripo deve partire a razzo dimenticandosi di pallone, famigliari a carico e hobbies, Kristio invece deve andare incontro al pallone e spizzicarlo in avanti per ‘ l’elicotterino’ lanciato a missile supersonico verso la porta.
Cippo si sente un po’ come il secondo di Ivan Drago in Rocky 4.
La prima volta che urla Schema! il Ciòlo spedisce la palla in via Giuseppina evitando di un niente la vecchia in bici, Kristio salta lo stesso a vuoto rimediando una gomitata, Ripo Ripo corre come un matto e si ferma solo giù al bocciodromo dove è in corso una gara di Tresette. La seconda volta che urla Schema! il Ciòlo spedisce la palla contro il campanile della chiesa facendolo suonare lugubre. Sul sagrato appaiono sei donnine vecchie come zombie e vestite completamente di nero. I giocatori tutti si toccano il coglione sinistro.
Cippo desiste.
Poi un lampo. Palla in fondo a destra, Rosso Chiodino ci crede, s’ingobbisce come un puledrino e la raggiunge sbuffando, sfrutta il rimbalzo e lascia cadere dalla parte opposta dell’area un crossettino pennellato che trova Rubo in corsa per l’impatto tranquillo di testa e l’appoggio in rete. 1 a 0 palla al centro.
Passano tre minuti. Altra azione degli sciacalli uranioti ma sulla sinistra, palla in calcio d’angolo. Dade Chiari ‘il pettinato’ sale a centro area per lo stacco smollando a Gabo Gabino l’uomo da marcare. Battuto, palla liftata sulla linea di porta che sta per scavalcare il portiere, Dade come un toro cieco si butta a impattare, sembra fatta.
Invece.
Il portiere ci arriva, smanaccia, Dade perde l’orientamento in volo ma ormai era deciso ad impattare con la fronte e vuole impattare, se non è il pallone sarà qualcos’altro. E’ il palo.
Il palo si incrina di due gradi, Dade rimane in terra stecchito ma cosciente, zampilla sangue che sembra una bottiglia di Ginger buca. Si grida e ci si sbraccia, ognuno chiama un’ambulanza, Gùsto Bagnoli molla il ruolo e da buon fisioterapista si butta sul corpo di Dade, mentre alcuni omini misteriosi stanno già disegnando la sagomina di Dade in terra per i rilevamenti della Iula.
Arriva l’ambulanza, il Caraffone vede arrivare gente vestita di bianco, pensa siano tifosi avversari, cerca di aggredirli ma poi c’è il chiarimento, tornano ad urlare e tifare ed inneggiare al povero ‘pettinato’ che vien portato via in barella. Tòrnaa con nooi, o Pettinaato, tòrnaa con nooi, o Pettinaato… Vlad si intristisce al veder passare Dade tramortito, il Caraffone prova a consolare il rumeno, gli urlano da pochi centimetri Facci un salùto, Vladdino facci un saluto, facci un salùuuutoo… Vlad saluta piangendo, il Caraffone in estasi lo travolge di pugni con le nocche sulla nuca.
Fuori Dade e dentro il Centurione.
Piiiip. Ripresa del gioco. Il Centurione toglie due denti con i tacchetti al suo uomo, un’entrata appena appena azzardata che l’arbitro non ha nemmeno visto. Poi la palla viene maltrattata per dieci minutini ancora senza occasioni sui due fronti, poi giunge al Ciòlo in area. Cippo fa gridare Schema! al mister Morna e il Ciòlo imbrocca finalmente il corridoio centrale. Kristio va in elevazione a fare ponte come un fenicottero biondo, Ripo Ripo è come uno Shuttle, parte a siluro senza guardare la palla. Ricordano un po’ Gianni Rivera e Gigi Riva. Kristio spizzica in anticipo, la palla scavalca la difesa dei Cartàri, si piazza rotolante tra Ripo ‘la saetta’ e il portierone avversario, Ripo è a due metri, il portiere a dieci. Uno contro uno vantaggiosissimo. L’elicotterino umano aziona le pale ausiliarie, velocità meccanica da super robot, Ben Johnson alla partenza. Solo, gli manca quel pizzichino di coordinazione che potrebbe rendere quella potenza un tanto, come dire, efficace. Misteriosamente (gruppi di studiosi e ufologi americani stanno tuttora studiando la cosa) il portierone arriva contemporaneamente a Ripo e vince il contrasto. Occasione sprecata.
Lo cambio, dice Cippo tirando un montante alla panchina e ferendola ad un sopracciglio.
Gigiño, da buona punta di rincalzo, sorride ansioso, forse il momento è arrivato. Cippo si volta, valuta la panca corta, un Cizzu di centrocampo e un Gigiño coricato con la maglietta sollevata sotto la pioggia che si gratta l’ombelico sognando chissà cosa.
Però mi sa che aspetto, chiude riflessivo Cippo.
Piiiip. Fine primo tempo.

Piiiip. Secondo tempo.
C’è poco da commentare. La prima frazione senza infamia e senza lode di Ripo Ripo, e il gol già fatto sbagliato al quinto della ripresa, convince Cippo che ha dato tutto ed è giunto il momento di cambiarlo. E qui si consuma il secondo dramma della giornata, un dramma morale dopo quello fisico di Dade Chiari e il suo amplesso col palo. Prima di togliere l’elicotterino, Cippo, Morna e Luca, i tre ‘caballeros’ della strategia uranica, redigono piani matematici con matrici e Seni e Coseni per capire in che modo poter inserire Cizzu invece del plausibile Gigiño che intanto sta ripensando al vecchio Carosello della Rai.
Fuori Ripo, dentro Cizzu a sinistra, Simo Spugnetta si sposta al centrosinistra, Rubo si sposta davanti a finire le ultime energie come punta, Gabo Gabino un filo dietro, il Ciòlo Facciolo un passo avanti, il Caraffone due passi a destra. Tutto per non sprecare forse il talento del Gigiño nazionale, che è risaputo sappia dare il suo meglio negli ultimi sei minuti di gara.
Ripo Ripo esce levandosi il casco da elicotterista, pensando Marùni Marùni e chiedendosi cosa sarebbe successo della sua vita se avesse messo dentro quella palla al quinto del secondo tempo.
Gigiño, dal canto suo, in mezzo ai cori di protesta di ‘quèi’ del Caraffone che lo vorrebbero veder morire in campo come solo lui sa fare, commenta con un secco E’ inutile, qui non mi sento tutelato a livello di immagine!
Poco da rilevare, dunque, a parte l’assenza totale di tiri in porta della Cartària, un numerillo di Otta tra due uomini, una bella discesa vana di Gabo e una di Simo Spugnetta, un diagonale fuori di Rosso Chiodino da un metro, un gol a colpo sicuro di Rubo fuori da due metri, un’espulsione stramba di un Cartàrio, l’ingresso di Gigiño per Rubo a sei dal termine tra le ovazioni del Caraffone e un bisticcio appena prima tra lo stesso Rubo e Kristio che si tirano i capelli per vedere chi batterà una punizione di sinistro.
Il mio sinistro ha vinto il Nobel nel ’92! urla Kristio.
Il mio sinistro ‘è’ il Nobel! replica Rubo.

Finisce 1 a 0, il minimo indispensabile. Tutti al Villetta a mangiar patatine scadute e a sentir Brio e Golia cantare le lodi del loro idolo Gigiao Bernao e di una certa Flauta Bergonzi che han conosciuto una sera in una stradina del rinomato quartiere bresciano Carmine.

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Andrea Cisi
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