5.10.2002: URANIA – SCOIATTOLI CASTELVERDE

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L’allenamento di giovedì scorso, l’ultimo settimanale, c’erano venti uranioti. Troppi, senza contare poi gli assenti. Alla fine il mister Cippo, col cuore in mano, ha letto la lista dei convocati di oggi. Qualcuno andava escluso per forza.
A inizio stagione i tre misters hanno optato per la rosa ampia, a scanso di defezioni non previste, col rischio però di dover fronteggiare questi tagli domenicali senza riuscire a trovar le parole. Cippo, come di fronte ad un tribunale accusatore, si è avvalso della facoltà di scoppiare in un finto pianto a dirotto, però è riuscito ad espletare la triste censura.
Cinque uranioti, giovedì sono stati silurati.

Oggi, prima casalinga di campionato, sabato pomeriggio di fuoco come clima e come avversari. I convocati uranioti sfilano di fronte alle panchine con la dignità dei giocatori ‘scelti’. In tribuna, accanto allo strappato Tony Gattuso, si accomodano Gigiño (“…non me la prendo, il mister ha giustamente valutato la mia necessità di un venerdì sera ad ampio respiro…”) il Mullah Guindajh (“Allah è grande ed infinita la sua saggezza…”) Schizzo (“Non ho niente da dichiarare, vattene o ti spacco la faccia. E levami ‘sto microfono da sotto il naso…”) e Maurone il Centurione (“…mi va bene, non me frega un cazzo!”). Doveva accomodarcisi pure il Puma Tomasini, ma un infortunio notturno a Vlad lo ha fatto convocare stamani in fretta e furia dal mister Morna. Lucida le unghie, Puma! gli ha strillato Morna alla cornetta. Per Vlad si parla di un’insignificante colica renale (con complicazioni) da operazione immediata, ma i tabloid inglesi real-time riportano una sua dichiarazione in merito: “Ma quale colica? Stan cercando di farmi saltare il posto in squadra, ecco la porca verità. Qualcuno mi teme per la mia muscolatura da C2!” Per intanto, l’unica notizia certa è il suo ricovero d’urgenza al Maggiore, si è fatto dare una stanza sul retro dell’ospedale così dalla finestrona riesce a vedere il campo della Madonnina e i randagi che giocano.
Gli avversari son tutti uomini d’esperienza, vengono dalle categorie, il capitano è il ben noto Rodo Rodini, un trattorino pelato che mangia il centrocampo da vent’anni come un tosaerba. Sul suo curriculum mette sempre che ha militato con Alviero Chiorri in seconda categoria. Fisicamente non c’è confronto, la potenza degli Scoiattoli risulta evidente, la mancanza del Passerotto quest’anno toglie peso alla squadra.

La formazione uraniota si presenta di qualità, oggi la palla promette di lasciarsi trattare bene dagli sciacalli in maglia bianca della Madonnina. Bòrtolo, colossale in porta, prima di sistemarsi sulla linea sbatte a terra un ginocchio incrinando il campo fino alla trequarti, poi recita un verso di Herman Hesse, il suo spirito ultimamente si nutre di letteratura. Davanti a lui Beppone libero col ginocchione perennemente fasciato e la solita espressione da cabarettista milanese, Dade Chiari e Faio Faini marcatori seri. Gabo Gabino davanti alla difesa, oggi ha lo sguardo malandrino di Tom Cruise in Cocktail, guarda tutti di straforo. Di fianco a lui sulla destra, a uscire, Lupo e la sua nuova aria da medico legale e Cizzu lo ieratico che, dichiaratosi giù di forma, si è visto appioppare apposta la fascia destra. Durerò sì e no sedici secondi! ha dichiarato ad un amico ieraticamente un istante prima del fischio. Sulla sinistra, a uscire, Rubo ‘Il Sinistro’ e le sue scarpe curvilinee e Simo ‘Spugnetta’, di ritorno dopo un’assenza dagli allenamenti di due settimane per problemi familiari. Cippo gli ha chiesto la giustifica scritta della moglie.
Davanti, gli aironi di movimento sono Mino Minoia il bocciofilo che oggi non sboccia e ‘Il Ciòlo’ Facciòlo che smette la tuta azzurrina griffata Casalbuttano e si mette in posa per un giapponese fuori zona che scatta come un ossesso con la sua Nikon. Un dirigente si era avvicinato al giapponese chiedendo se si rendeva conto di dov’era, il giallone ha fatto finta di glissare simulando sapienza, in realtà pensava di stare a Milano in piazza Duomo, cercava la mostra di Renoir alla Fondazione Mazzotta.
Nota positiva della giornata soleggiata: la tribuna è gremita.
Nota iperpositiva della giornata: il Caraffone è schierato al completo alla recinzione di fondo. Son silenziosi ma sembrano Tana delle Tigri. Sono arrivati timidamente dapprima in due, Brio e Borghi di ritorno dall’October Fest, maglietta del Bayern e guance ancora trasudanti luppolo. Quindi il Passerotto e il Bambino Ino, ex di lusso che da quest’anno giocano la domenica. Poi sono arrivati altri loschi figuri. Al loro grido infine ‘Gigiàào Meravigliàào, chemmeraviglia ‘sto Gigiào Meravigliàào, lo sàào o non lo sàào…’ anche Gigiño il filosudamericanense stravizioso, alpino idolo del Cral di via Postumia, si è unito a Tana delle Tigri. Io vado dove mi si ama, ammetterà poi ad un cronista serbo.
La panchina uranica sa di contrasto. C’è chi cova risentimento per non essere in campo (tutti) e chi la prende bene (nessuno). Kristio lascia i suoi capelli di paglia, in quanto vivi, liberi di infastidire il Puma Tomasini, il quale con le gambe accavallate come una troia fuma la sigarettina del vero atleta. I capelli-serpenti biondi di Kristio gli accarezzano una coscia, il Puma gli sboffa sopra nicotina d’MS, i poveri capelli si sfibrano, gridano dolore, prima di morire si ritirano e tornano in testa a Kristio che si prende cura di loro e insulta il Puma. Ripo Ripo sta pensando Marùni, marùni! e fissa il carcere sullo sfondo del paesaggio oltre i campi. Pensa con desiderio ad una vita da mediano recluso. Rosso Chiodino si sta già scaldando, ancor prima che l’arbitro fischi l’inizio. I suoi meccanismi devono essere oliati bene. Otta ‘The vanishing’ invece si striminzisce nella felpa della tuta ciclamino, si nasconde in un angolo e scompare, si vedono solo gli occhi sospesi a mezz’aria. In tribuna c’è il suo bambino, un maschietto minuscolo di sei anni con la sua stessa faccia da interista e gli occhietti furbetti. Otta gli ha spiegato per bene quali uranioti tifano Juve, e quando passano davanti alla tribuna nel riscaldamento, il piccolo Edo assume un’aria rabbuiata e ostile ed alza il ditino medio. Poi scompare anche lui.
Un istante prima del fischio, il Caraffone in toto si rivolge al lontano ospedale Maggiore, alzano tutti le braccia ed urlano Facci un salùto, Vladdino facci un salùto! e una delle finestrone del Maggiore si illumina e si spegne ad intermittenza.
L’arbitro è un omone uguale a Eric Forrester di Beautiful.
Piiiiip! campionato iniziato.

Mino Minoia a Gabo Gabino, palla a destra a Cizzu che muovendo il primo passo della partita è già stanco. Palla di prima in fascia lungo linea per il Ciòlo che galoppa verso il fondo, ma si sente subito uno schianto in frenata. Lo Scoiattolo numero 10 lascia i tacchetti incastrati nel parastinco di Cizzu. Ti amo forte e duro, gli dice Cizzu ieratico. Il 10 glissa. Eric Forrester chiede una stretta di mano, tutto finisce lì.
La gara avanza incerta, non c’è gran gioco ma davanti gli aironi uraniosi si muovono parecchio, anche se a centrocampo si sente più rumore di ossa che di palla. Mino Minoia ha il cranio più glabro di Rodo Rodini e non manca di ricordarglielo ogni volta che si scontrano. Il mio è più pelato, gli dice. Il mio è più lucido, risponde l’altro. Quando son vicini, visti dall’alto, sembran due ginocchia abbronzate.
Tutto funziona abbastanza bene, senza eccessivi picchi d’emotività, senonchè al quindicesimo Simo Spugnetta indovina una discesa sulla sinistra in dribbling, la sua specialità. Un misto di tecnica e potenza, istinto e culo pazzesco, trafigge e travolge, arriva al tiro, una bomba a incrociare, miracolo del portiere avversario ma la palla si abbassa quasi sulla linea di porta. Arriva come un airone turbo diesel Mino Minoia che appoggia a colpo sicuro. Fuori. Per due minuti buoni l’Urania gioca in dieci, Mino piange come un bambino orfano seduto accanto alla bandierina dell’out di sinistra, consolato dall’esterno da ‘quei’ del Caraffone. Borghi è il più accomodante, gli dice solo Fai cagare, Minoia, fai schifo. Mettiglielo nel culo, Minoia, mettiglielo nel culo!
E’ il preludio.
Dopo pochi minuti il Ciòlo Facciòlo trova un varco a destra, salta un uomo e arriva sul fondo, la piazza tesa in mezzo. Rodo Rodini, Scoiattolo capitano d’esperienza, confonde il suo cranio pelato con quello di Mino Minoia e crede bene di doverla spingere in porta invece che fuori. Autogol mai visto, in scioltezza, appoggio perfetto. Uno a zero palla al centro.
Lo Scoiattolo numero 10 è un buon tecnico e svaria da destra a sinistra come terza punta, un po’ Cizzu e un po’ Lupo devono sacrificarsi indietro per marcarlo. Cizzu è un po’ molle e Lupo non manca di farglielo notare con epiteti che farebbero arrossire una cocotte parigina d’inizio secolo. Bòrtolo, da parte sua, pensa bene di chiamare fuori a braccia larghe una palla innocua che invece, indelicata, si sbatte da sola sul palo. Brividi per tutti. Bòrtolo viene insaccato da una carriolata e mezza di insulti, poi tutti vedono che lui è convinto di non aver sbagliato, vedono che si tira anche su le maniche come per discutere meglio da uomo a uomo con tutti degli insulti che ha preso, tutti gli chiedono scusa schiacciati.
Lo Scoiattolo numero 11 è piccolino e rompicoglioni, per due volte viene a bega con Simo Spugnetta. Assomiglia a un comico meridionale dello Zelig ma è velocissimo e abbastanza tecnico, per cinque minuti mette l’ansia ai due marcatori centrali. Ma è su una sortita dello Scoiattolo numero 10, che con una finta si beve Cizzu in fascia, che parte il cross per lo strampalato colpo di testa di uno Scoiattolo fino a questo momento assente, che insacca nonostante il volo acrobatico di ben 15 centimetri di un aggraziato Bòrtolo.
Uno a uno palla al centro.
L’azione successiva l’Urania batte un corner da destra. Cizzu dalla bandierina mette le mani sui fianchi, segno che batte sul primo palo. Nessuno ci va perché Cizzu non lo ha detto a nessuno, di questo segno. Però lui batte. Respinta di un terzino, palla ancora a Cizzu in area sul fondo. Il terzino lo carica. Cizzu finta il cross, invece tocca di grazia, colpo sotto, salta sul filo interdentale dell’out il terzino che con una mano gli ruba il pallone, con un ginocchio gli sfascia l’esterno rotula e con la voce grida Non è rigoreeee!
Invece è rigore, sacrosanto, grosso come una casa. Ma l’arbitro non è d’accordo. Fallo sì, ma fuori area. Nemmeno l’ammonizione del terzino. Proteste vibranti e composte dalla panchina uraniota, Kristio calcia via la borsa dei medicinali, col sinistro liftato, la borsa si infila nel sette di Bòrtolo a quaranta metri di distanza seminando garze sterili in campo. Ripo Ripo attraversa con un pugno la parete di lamiera della panca. Otta iniziza a pulsare in trasparenza. Un Caraffone urla Arbitroooo, ma vai a cimàre, vai!
La punizione la batte Rubo col sinistrone velenoso. Non riesce neppure a levare la palla. Dopo si fustiga il piede con l’altro piede.
Piiiip. Spogliatoi.

L’intervallo è il regno del silenzio, sembra di essere in chiesa. Cippo dice solo Davanti andiamo bene, dietro bene, in mezzo andiamo bene, le fasce lavorano bene. Pausa. Però Mino ti avrei frustato sul gol sbagliato, Bòrtolo devi metterti il calibro sugli occhiali, Faio e Dade avete ballato la polka per cinque minuti, Cizzu mi sembravi una mezza sega i primi venti, Gabo smettila coi campanili, Lupo smettila di mordere gli orli della maglietta del 10, Simo smettila di litigare, Beppe sei veloce come una cassapanca. Pausa. A parte questo, bene.

Secondo tempo, i misters hanno richiesto maggiore concentrazione. Entrano tutti decisi, gli uranioti. Ma fuori c’è Gigiño seminudo che mostra ai Caraffoni il metodo migliore per bloccare a terra il vitello giovane. Restar seri è quantomeno difficoltoso.
Eppure la corazzata parte forte. Cizzu ha il ginocchio bloccato dalla botta di metà primo tempo ma tiene la fascia e spinge un po’ di più, Gabo si muove bene e tiene palla quando serve, Mino attiva il terzo polmone e riprende a macinare chilometri laddove il suo marcatore invece non ha ancora recuperato lo sforzo precedente. Simo peree l’uomo due volte e due volte come una molla lo riprende e riparte palla al piede. Gli Scoiattoli non riescono ad organizzarsi che la trave gli è già crollata sulla testa. Anzi, ‘le’ travi. Un uno-due da paura. Dieci minuti giocati come sa e deve giocare l’incrociatore da battaglia umano Urania e la partita viene archiviata.
Prima è Cizzu che lascia partire un cross teso che si stampa su un difensore. Sulla palla si avventa Gabino che da fuori area spara una silurata a giro interno di collo pieno che fa il vuoto in cielo risucchiando le nubi e gli uccelli e tutto ciò che esiste nell’aria, ridisegnando il sette del portiere Scoiattolo e facendolo tornare ad essere un sei. Gabo scappa in esultanza ad aeroplanino ma viene raggiunto in volo da tutta la squadra che lo seppellisce. Il Caraffone semina scompiglio dentro sé stesso, nocche dure sulle nuche, cori razzisti nei confronti degli idraulici. In tribuna si prenotano via cellu i ristoranti per festeggiare. Bòrtolo arriva come un cervo maschio capobranco sul mucchio di poga sopra Gabino, chi lo ha visto ha giurato di aver pensato che erano tutti spacciati. Infatti è saltato sopra tutti, il mucchio si è piegato. A terra son rimasti contusi il Ciòlo Facciòlo e Lupo il medico legale della Villetta.
Il tempo per gli Scoiattoli di dire Badile! e Lupo intercetta un rinvio del portiere avversario, di testa apre defilato per la gazzella Minoia che non pnsa neppure lontanamente all’altruismo di un taglio in mezzo, no, lui tira di prima intenzione indovinando un rasoterra incrociato che spalma di merda da ingoiare la schiena del portiere. Tre a uno ed esultanza tipo vincita al Superenalotto.
Dopo dieci minuti gli Scoiattoli accorciano con un colpo di testa del solito numero 10, sul quale Bòrtolo non è del tutto esente da colpe.
Cizzu molla, il ginocchio non gli dà tregua. Fa in tempo ad atterrare in area col pensiero lo Scoiattolo numero 10, che chiederà il rigore senza riuscire ad intenerire l’inflessibile Eric Forrester. Alla fine il rigore lo chiede allo stesso Cizzu, che impietosito gli dà il numero di telefono promettendogli un rigore dopocena. Entra Rosso Chiodino, che si scalda da cinquantacinque minuti buoni. I misters lo tengono sospeso da terra, lui agita le gambe ma non si muove, come Eric Forrester dà l’ok lo mollano e lui macina terreno.
Simo Spugnetta è protagonista di sette minuti da eroe. Prima si fa calpestare da Scoiattolo numero 4, si lamenta e innervosisce Eric Forrester che lo grazia momentaneamente, poi effettua un cross tagliato che quasi trova il Ciòlo libero. Infine perde l’ennesimo pallone e per l’ennesima volta lo recupera entrando correttamente ma come uno scorpione a molla sull’avversario. L’avversario, il solito Scoiattolo numero 11, lo trattiene per la maglia, la sua fortuna è essere basso perché il micco di sinistro al cemento che gli arriva gli passa sopra la testa e gli fa la piega ai capelli. Per Eric è abbastanza. Per Simo anche. Espulso.
Il Caraffone lo acclama, la finestrona di Vlad si illumina e si spegne a intermittenza, a Simo girano i maròni, essere cacciato a due dal termine.
Piiiiip. Termine.

A fine partita gli uranioti son soddisfatti, la partita è stata combattuta ma corretta. Ci si scambia l’acqua con gli avversari, segno di rispetto e di insolazione accelerata. Mino Minoia e Rodo Rodini si strusciano le pelate come due stambecchi in amore, la gente ha i brividi di disgusto.
Comunque tutti al Villetta, a bere un Campari di festeggio e a prendere per il culo Vlad e le sue coliche.

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Andrea Cisi
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