Splits Transports Experience

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Non so, mi vien da pensare che sul luogo di lavoro la gente non abbia più la pazienza di insegnarti le cose, di aspettare che tu capisca, di aspettare che impari. Diavolo, dovreste vederlo dal mio sguardo riflessivo che io son uno che gli dici una volta le cose e la seconda non c’è più bisogno.

Dovrebbe esser perfettamente chiaro dalla mia andatura dinoccolata che la schiena è stretta ma le gambe son robuste, gambe d’atleta.

Invece se vai a far certi lavori, non importa se li fai, l’importante è se hai la schiena larga. Altrimenti non si fidano.

Il mitico gruppo TnT effettua consegne, spedizioni, pacchi e contropacchi, buste leggere e microcolli dal peso impensabile. L’altro ieri ho tirato giù centoventi scatolette di dieci centimetri per dieci per dieci, un cubetto di cartone bianco scotch marrone semitrasparente, contenuto rondelle d’acciao di Arvedi, peso stimato trentasei chili l’una, è un caso che la schiena non si è spezzata io credo.

Dài che le sistemiamo sul bancalino! Mi ha detto il camionista terrone. Le ho sistemate tutte io, lui fumava la sigaretta, Gennaro si chiama, lo capisco, avrà sessant’anni.

Devo lavorare in questo magazzino del fantastico gruppo TnT per sole tre settimane sotto Natale, il lavoro interinale ha il pregio di non farti sentire la corda troppo stretta. Occorre un ragazzo che inserisca dei dati! Lavoro d’ufficio! Ha gongolato al telefono la mia onestissima procacciatrice che lavora in Adecco, Op-plà! Al volo! Ho risposto.

Beh, inserire inserisco, solo non dati nel computer, scatole di Arvedi da trentasei chili l’una nelle gabbie. Alla domanda della splendida in agenzia Adecco per l’iscrizione in lista da loro Daniele, c’è qualcosa che non vorresti proprio fare? Io ci ho pensato su un po’ per far capire che son pronto al sacrificio, che il lavoro anche fisico non è che mi spaventi, poi ho detto tutto bello francamente Il facchino!

Infatti adesso faccio il facchino otto ore al giorno, pausa di tre ore in mezzo perché i furgoni con la splendida insegna TnT si caricano al mattino presto e si scaricano alla sera tardi.

Almeno pisolo dopo pranzo.

Non è male, nell’insieme, non mi lamento, torno a casa appena appena stanco ma l’ambiente è tranquillo, non mi rompe i coglioni nessuno in particolare.

Tranne Emiliano.

Il primo furgone che m’è toccato di riempire il primo giorno è stato il suo, il primo pacchetto che m’ha tirato al volo era di quelli dieci per dieci per dieci, da trentasei chili. Il secondo era identico, solo non pesava trentasei chili ma mezzo chilo, quando me l’ha lanciato ha simulato grevità. Io ero pronto alla tolla di acciaio, mi sono sbilanciato, mi è caduto.

Eh ma che mani hai, cosa facevi prima, il farmacista? Mi ha detto Emiliano ridendo grasso. Poi hai anche gli occhiali, da farmacista, ha aggiunto con la bocca da papero.

Da allora mi chiama ‘Farmacista’. Solo lui però. Alex mi chiama ‘Stronzo’. Diego ‘maiale interinale’. Marco il selezionatore mi chiama ‘Bubbolino’. Luca il capofiliale non mi chiama, dice ‘Vieni qua Tu’. Gallo mi chiama ‘Gallo’, come lui.

Il maturo Ennio mi chiama ‘Regasìin’, che vuol dire giovanotto. Si vede che ognuno vede in me qualcosa di diverso. Mi sa che sono un po’ estrosi, questi del TnT.

Da piccolo leggevo tutti i numeri del Grupo TnT, quello di Alan Ford per intenderci, me ne ricordo uno in particolare che si intitolava ‘Beppa Giosef alla riscossa!’ e un altro ‘La melassa di Melissa’ e un altro ancora ‘Luna chiama Skylab’.

Così io mi aspettavo di trovarci Bob Rock e Geremia e Cariatide e Grunf in questo covo di spedizionieri, invece c’è questa banda di piccoli estrosi, non credevo davvero.

L’unica presenza femminile del magazzinone TnT è la dolce Susy, la segretaria, l’unica che mi sorride e mi chiama per nome giusto, è così onesta e posata che son sicuro se gliela batto per trent’anni di fila non me la dà.

Invece uno che proprio non mi guarda mai è l’uligano skin head che fa i trasporti esteri, lui proprio è una roba. Entra la mattina col suo bomber verde coi buchi delle sbaiòle di giunto, cammina come robocop e chiama tutti ‘Mister’. Fa piuttosto paura, direi. Poi ti guarda storto mica male, incrocia gli occhi che sembra faccia l’uncinetto con le pupille, mi sa che ha qualche problema di vista. Una volta mi ha detto Tu, Mister! Qui da me! E io Op-plà, eccomi qua. E lui Tu, Mister! Aiutami a caricare il camion! E io Sì, Mister!

Mi ha guardato male.

Non l’ha mica capita, che scherzavo, mi ha guardato storto, mi faceva l’uncinetto addosso con gli occhi.

Eravamo in tre, quando ho fatto il colloquio.

L’incaricato degli estrosi della TnT era Marco, quello che mi chiama Bubbolino. Ero vestito bene, io, pantaloni e maglione a collo alto, credevo che per ‘inserire dati nel computer’ ci volesse un certo grado di apparente eleganza. Gli altri due erano uno un cantante ska, vestito da cantante ska-punk, quindi percettibilmente incoerente, l’altro un bollito pieno di soldi il cui cervello pesa come quello dei piccioni di piazza duomo e che il sabato sera ama ubriacarsi nei locali cremonesi e diventare tutto bello inguardabile e fastidioso, a suo modo un personaggio.

Marco il colloquiante è grossissimo, ha la faccia di uno che da piccolo gli han detto presto che Babbo Natale non esiste.

Forse è allora, posso intuire io verso i nove dieci anni, che Marco ha deciso di diventare buttafuori di uno dei locali più gettonati del borgo. Il destino ha fatto poi il resto, facendo incontrare due volte significative Marco e il bollito nella loro vita, la prima dentro quella disco quando il bollito era oltre il limite di tollerabilità e a lui è toccata l’ingrata sorte di sedarlo a pappine, la seconda qui al colloquio. Il cantante ska invece ha suonato musica ska in quel locale un giovedì sera alternativo con la sua band, un concorso per giovani bands ska e skapunk e skapop e skarock e ska-skadance. Marco è sì grosso, però adora Mozart.

Hanno preso me.

Adesso che mancano pochi giorni alla fine delle tre settimane io devo dire che mi son fatto un discreto mazzo, però mi son trovato bene. Marco dice che ha fatto la scelta giusta quel giorno, che lo ska non gli piace e che se prende a sberle uno il sabato sera non è che poi se la sente di trattarlo invece bene sul luogo di lavoro.

Giusto Bubbolino? Minaccia.

Più che giusto! M’affretto io.

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Andrea Cisi
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