Libribelli Experience

L

Riiiing. Riiiing.

Pronto? Ah, Signorina Adecco Buonasera! Come sta? Sì, anch’io, grazie, diciamo che se avessi un parente ricco emigrato oltreoceano che mi torna a casa e mi regala la sua eredità starei molto meglio, ma non mi lamento. No, al Sig3 non m’han preso. Troppo giovane, han preso una tizia di 33 anni coi brufoli e due figli a carico. Già. Come? Beh, no, non mi dispiacerebbe, e poi un part time mi lascerebbe il tempo di scrivere i miei racconti. Come? Non la sento. No, non è colpa sua, è il mio telefono che scherza sempre, da quando il mio cagnolone si è sgrattato via con le fauci la tastierina. Diceva? ‘petti che segno, vah. G-i-o-v-e-d-ì, sì. O-r-e 1-5-e-3-0, sì. Alla Libribelli, okay. Grazie, arrisentirci.

E’ il nuovo book-shop multimediale della Libribelli,

aperto da pochi mesi sul Corso Mazzini. Una volta c’era dentro una cartolibreria molto nota, ci avevo rubato dei pennarelli, li avevo infilati in tasca attratto dai colori sgargianti e dal nome brasillero, uscire dalla porta mi pareva che tutti mi guardassero le tasche.

Adesso gli scaffali sono pieni di libri, cd e magliette, postazioni d’ascolto, contenitori con mucchi strabordanti di tascabili accatastati alla rinfusa, alle pareti sono appese gigantografie dipinte di miti del rock a colori e frasi celebri di scrittori celebri. Penso che magari un giorno potrei vedere una mia frase su un muro multimediale come questi. O il mio faccione in rosa.

La luce dentro è accecante, in diffusione stereo passa l’ultimo cd dell’ultima sfinzietta inglese che sta spopolando nelle hits internazionali. C’è un’atmosfera tranquilla e rilassata, pulita e al passo coi tempi. Alla cassa c’è un topone biondo, credo sia la gestrice della filiale. Inoltre ci sono due ragazzi che conosco, stanno sistemando alcuni scaffali. Vado da Giorgio.

Ciao Giorgio, gli dico.

Ciao Jami, mi fa, Sei qui per il colloquio?

Sì, lo faccio col topone biondo? Chiedo speranzoso.

No, sorride lui, Lo fai con Paolo, è un milanese venuto apposta per i colloqui.

Ah, faccio.

Mi stacco un giro nel reparto fantasy, così, attratto dai disegni di copertina. C’è un po’ poco di tutto. Un libro di Howard, tre di Tolkien (due versioni diverse del Signore degli anelli e Le avventure di Tom Bombadill), tre della Zimmer- Bradley, roba sparsa di Lovecraft e qualcosina di Evangelisti, che non mi pare propriamente fantasy. Poi Tracy Hickman, due libri del pessimo ciclo dei Mallorean di Eddings, poi briciole di Vance, una fettina di Dick, un sacco di ‘estratti’ da cicli ed epopee varie. Nemmeno un ciclo completo, neppure un’epopea dal primo all’ultimo libro, nessun autore di cui ci sia tutto. Un po’ manchevoli, direi.

Però c’è tutto Harry Potter, oggettistica varia, in tutte le lingue.

Mi si avvicina un tizio, avrà la mia età, mi dà la mano con un sorriso tagliato piatto che più che altro si intuisce, mi sta studiando con durezza. E’ di certo Paolo il milanese.

Ciao! Gli dico stringendo delicato.

Buongiorno! Mi dice lui ferreo. Ed io ho già capito che la cosa parte male. Avrei dovuto capirlo anche dal fatto che io indosso jeans e una maglietta dei Ridillo nera e una felpetta a cerniera da ventinove euro presa all’ex Standa, mentre lui è in completo scuro, cravatta e indossa una camicia più bianca e linda dell’orso rotolante nella pubblicità delle Golia Bianca.

Saliamo su un montacarichi gnomesco di un metro per mezzo nascosto dietro uno scaffale di rubriche di giardinaggio in inglese, andiamo in un ufficietto scarso, ci accomodiamo.

Legge il mio curriculum fornitogli dalla solertissima Signorina Adecco Buonasera.

Non ride mai, mi fa solo due domande.

Cosa si aspetta da questo lavoro? Mi chiede secco con le dita incrociate e la testa leggermente inclinata in avanti, in attesa.

Di guadagnare qualcosa e di immergermi nei libri, rispondo sinceramente.

Ed è disposto a svolgere un part time verticale? Mi chiede poi segnando un qualcosa di breve su un foglio bianco.

Beh, credo di sì, dico incerto.

Bene, mi fa dandomi la mano, Le faremo sapere.

Mi infila solitario sul montacarichi, vedo i suoi denti bianchissimi brillare con minaccia mentre si richiudono le ante di legno e mi saluta. Giunto giù, ritrovo la strada e mi avvio all’uscita. Passo davanti alla cassa, dove al posto del topone biondo c’è ora Giorgio a servire i clienti. Mi guarda affranto, mentre gli transito davanti.

Non sei stato preso, mi fa sconsolato mentre incarta un pacchetto regalo e arriccia il nastro con il taglio di forbice, Mi spiace.

Ci penso su un attimo, mezzo minuto da quando ho fatto il colloquio più idiota della mia vita a quando mi hanno respinto. Lamadonna! Penso, Che efficienza.

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Andrea Cisi
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