CHINEESE experience

C

Riiing!

Sì signorina Adecco Buonasera, avrei più o meno bisogno, in questo periodo. Come? Ah, addirittura due! Beh, ma lei è un mostro di efficienza, e di cosa si tratterebbe? Non può dirmelo? Devo accettare di fare il colloquio ma lei non può dirmelo? Le sembra normale? Non si arrabbi, mi diventa meno carina anche se non posso vederla in questo momento. Un mese in acciaieria? E’ Arvedi? Dai che se vuole me lo dice, è Ar… vabbeh, se non può non può. Part-time? Ufficio? E’ sicura? No perché l’ultima volta dovevo inserire dati e mi han fatto riempire i camion di rondelle del venti! Di Arvedi, tra l’altro. Ufficio, ok, gliela do buona, e l’altro? Una società sportiva? Ma va? Cosa devo fare, il salto in alto? Ah, società canottieri! Ma va? Tre mesi? Ma va? Full time? Ma va? Sabati e domeniche inclusi? Ma va là? Che bellezza, si figuri. E non si sa che ditte siano, insomma. Ah, lei lo sa. Non me lo dice, insomma. No eh? Devo accettare i colloqui senza saperlo.

Bello. Cosa? Beh, certo che cambia qualcosa, anzi, cambia tutto.

Per esempio se la società sportiva è quella di Pieve d’Olmi mica ci posso andare, son quindici chilometrini, il mio Garellino si strozza prima e la mia biciclettina non è così affidabile. E’ in città? Vabbeh, mi fido di lei, come sempre, anche se è già fidanzata. Scherzavo, non rida così, sennò il suo fidanzato se la prende. Ok, a domani allora, sì, da voi sì, e grazie ancora.

Mi presento bello fresco all’appuntamento alla filiale Adecco di via XX Settembre, dove la splendida signorina Adecco Buonasera mi falcia con l’azzurro degli occhi squagliandomi braccia e gambe. Ciò che resta del mio tronco umano si accomoda su una delle poltroncine nere dell’ufficio asettico, dalle pareti ricoperte di bianche proposte di lavoro operaio. La Signorina Adecco Buonasera è molto simpatica e molto bionda. Quando mi rivolge la parola ci manca che mi stenda il tappeto rosso, mi chiede se va tutto bene, casa studio lavoro morosa hobbies. Casa tutto bene, le rispondo, Il mio cagnolone acquatico si è dato alla pittura surrealista, intinge la lingua nei barattoli di vernice di papà e poi ridipinge un pezzo di parete di ogni stanza.

Marca il territorio, fa lei compiaciuta e quasi intenerita.

No, è solo dispettoso, sentenzio.

Studio tutto bene, aggiungo, Non studio più.

Lavoro tutto bene, ho due colloqui qui da lei oggi. Morosa tutto bene, ho un buon ricambio. Hobbies tutto bene, gioco a calcetto regolarmente e non mi hanno ancora spaccato niente e poi organizzo concertini in posti dove neanche i lupi si arrischiano ad avvicinarsi.

Lei mi sorride come se non avesse ascoltato nulla di ciò che ho detto. Ecco, mi fa guardando oltre il mio tronco privo di arti, Ecco che arrivano gli altri due concorrenti.

Concorrenti? Penso. Cos’è, un quiz? Mi sa che tocca girar delle ruote cantando e alzando le braccia. Mi volto un po’ a fatica rotolando su me stesso. Un tizio grande e grosso con lo sguardo quieto. Dietro di lui un cinese. Ci squadriamo in cagnesco, come cavalieri al torneo. Il grosso l’ho già visto, fa il buttafuori al Nek Ente, un disco pub molto in voga. L’altro a prima vista pare semplicemente un cinese.

E’ fatta, un posto è mio. Dovrò soltanto scegliere quale mi sconfinfera di più.

Il tizio che colloquia per l’acciaieria è giovane, bello, alto, ben vestito, cordialissimo.

Ti spiego di cosa abbiamo bisogno, mi dice dopo avermi imposto di dargli del tu, Noi cerchiamo per un mese un ragazzo giovane come te, disposto al part-time come te, libero da impegni militari come te, che sappia usare un po’ il Pc come te, che possa assumersi un minimo di responsabilità, come te! Resto zitto e annuisco ogni sei sillabe, catturato dal vortice.

Vogliamo una figura intermedia, mi dice.

Intermedia! Sottolineo.

Che segua i lavori di magazzino e la movimentazione a computer, dice come predicasse.

A computer! Osanno io.

Come te! Chiude.

Come me, confermo.

Han preso il buttafuori.

Io e il cinese ci ritroviamo alle quattro del pomeriggio negli uffici di una delle più rinomate società canottieri di Cremona, la Leonida Bissolati, patria di abbronzature, uscite in barca sul Po, sport sano all’aperto sotto un sole da quaranta gradi, grandi nuotate in piscine pulite e non intasate dalla sozzura dei miserabili come me che si son sempre accontentati della Comunale.

Uno di quei posti, per intenderci, che ormai se vuoi iscriverti non puoi più. Doveva essere lungimirante tuo nonno, e avere la pila per farlo. Se ti iscrivi oggi paghi l’ira di Dio ed entra forse il tuo pronipote se l’universo nel frattempo non si è già disintegrato per cause naturali.

Io e il cinese ci fissiamo. Credo che entrambi, a modo nostro, coviamo una specie di profondo odio nei confronti del buttafuori del Nek Ente. Ci ha fottuti! Penso io. Huang-tzuò haijk-quò ‘ntzaimià! Penserà più o meno lui. Ti capisco, amico, sono con te in questo rancore. Mi spiace solo che ora è tra me e te e tu, mi spiace fartelo notare, sei cinese. Spero soltanto che tu non abbia moglie e figli a carico, non mi va di rovinarti la vita.

Lo sguardo del cinese però non è del tutto omicida, pare franco e consapevole della sua cinesità. A tal punto che mi va di presentarmi, chè non si dica mai che tratto con superiorità e distacco i miei sconfitti.

Ciao, gli dico, Mi chiamo Jamiro.

Ciao, mi fa lui annuendo tipicamente cinese, Io mi chiamo Gigi.

Mi avvicino. Scusa? Gli chiedo interessato, Jin-Jii? No, fa lui secco, Gigi.

Ci chiamano dentro, uno alla volta. Prima Luigi, poi me.

Occorre usare molto Word e un tantinino di Excel, sul Pc dell’ufficio. Su Word siamo entrambi ferrati. Luigi sa usare Excel, io dico che lo so usare un po’ ma mento.

Han preso lui.

La sera, direi più che affranto, appena giunto a casa telefono in ufficio alla Signorina Adecco Buonasera. Come alza la cornetta le fischietto tutto il motivetto de ‘Il Ponte sul fiume Kway’. Lei non chiede chi è, continua a ripetere Buonasera Adecco buonasera, Buonasera Adecco buonasera, e intanto vedo filtrare attraverso i buchini della cornetta i fari azzurri dei suoi occhi che indagano la mia stanza…

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Andrea Cisi
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