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Cara maestra

Blocchi neri schierati in disordine davanti a polizie e paramilitari,bottiglie molotov che volano,spranghe manganelli e coltelli che danzano,porte,negozi chiusi,scudi in plexiglass,passamontagna e telecamere,cassonetti incendiati,l’odore della rivolta che passa nell’aria,la rabbia,la frustrazione,l’insoddisfazione e lo schifo,la violenza che si scatena a senso alternato,la violenza che spacca facce e maschere,uniformi,sempre troppo uguali,fumo nero che sale al cielo di copertoni bruciati ed insulti. Sotto il sole oscurato mi guardi dritto negli occhi con il manganello quasi perpendicolare all’asfalto appena prima di scendere in un punto imprecisato del mio organismo,poi la stessa scena rivisitata da sotto,anfibi che mi calpestano,mi spaccano le ossa e sembri uno di noi tanto è l’odio che ci metti e la rabbia e la cattiveria e il modo in cui chiami i tuoi compagni perché accorrano a dar man forte a questo pestaggio che mi vede inaspettato protagonista,non cerco neanche di alzarmi,sento qualcuno che cerca di tirarmi via,mi trascina per qualche metro sulla strada,poi molla la presa costretto alla fuga.Ti sembrerà incredibile ma non riesco ad odiarti,ora che mi spezzi le ossa tento di afferrare un tuo sguardo,per vedere il colore dei tuoi occhi,urli come un ossesso offese poco professionali e non capisco,per la prima volta non capisco perché ci troviamo qui,io e te intendo,perché due persone così diverse debbano avere la sfortuna di incontrarsi. E probabilmente abbiamo la stessa età,la stessa rabbia,la stessa voglia di giustizia forse,una diversa concezione di cosa sia il bene ed il male ci ha divisi,mi fa sanguinare,mi impedisce di respirare.Mi deprime più dei tuoi calci il solo pensiero che tu sia nel giusto,ti giuro,mi terrorizza avere torto,non lo sopporto ma sembra non interessarti,mi alzi, mi metti le manette tentando di farmi il più male possibile mi pieghi il braccio dietro la schiena,mi lanci su una camionetta piena di ragazzi insanguinati e poliziotti che urlano offese e comunisti e bastardi e delinquenti e adesso vi sbattiamo in prigione ma prima vi picchiamo ancora ed ancora così capite qualcosa forse?forse no,forse adesso vi odio davvero,mentre guardo una ragazza che piange davanti a me con la faccia pesta,è incoerente ma per un attimo penso di potermi liberare da questi bracciali e di potervi ammazzare tutti,visto che non ci riesco mi metto ad urlare ed urlare e non smetto più anche quando i manganelli mi colpiscono quasi dentro la bocca continuo imperterrito.Poi in questura l’andirivieni di poliziotti incravattati, molto più gentili,ci interrogano,ci offrono addirittura caffè ed acqua,una sigaretta?grazie mi sembra di stare dentro un film americano di quart’ordine ma non fa niente,rispondo a monosillabi,ma cosa diavolo volete sapere da me?Si,ho fatto tutto quello che stai elencando,ho fatto tutto quello che mi sentivo di fare e mi pento solo di come sia finita,certo che firmo quel foglio che hai in mano ma i nomi di quelli che erano con me non te li dico nemmeno se mi ammazzi,nemmeno se mi fai parlare ancora un po’ con l’amico di prima.Va avanti a parlare e forse lo capisce che non lo sto ascoltando,chiama un suo collega perché mi rinchiuda ,detenzione preventiva la chiamano,allora perché la mia mente è già altrove?

Cara maestra guardami ora. Guarda dove il tuo insegnamento mi ha portato,l’amore per quel dio che mi insegnasti, l’ ho conosciuto negli occhi dei bambini che chiedono carità ai bordi delle strade,nella lama di un coltello che un tossico mi puntò alla gola,mi perseguitava ogni giorno dentro il televisore,nella tua terra santa ed è lo stesso tuo cristo te lo posso assicurare solo che lo fanno fuori per motivi meno nobili e prima lo sfrattano,lo sfruttano,lo stuprano,lo masticano.Guarda maestra tutto l’amore che cercasti di insegnare a quanto odio mi ha portato,quanti occhi puntati su di me,adesso qui dentro ma anche fuori nella vita di tutti i giorni,occhi che mi giudicano messi su teste che si scuotono,dove sono finiti la felicità e la voglia di vivere e tutto quella saga dell’aiutare il prossimo che tanto amavi raccontarci?E dove sei tu?Ora che ho bisogno di qualche parola di conforto,dov’eri tutte le volte che ho avuto dubbi,tutte le volte che ho preso la strada sbagliata,tutte le volte in cui mi sono lasciato manipolare?Hai creato nobili cavalieri e poi li hai lanciati nella giungla delle barbarie,ci hai lasciato immaginare un mondo perfetto e te ne sei andata prima che ci accorgessimo che non esiste giustizia e nemmeno la felicità come tu ce la raccontasti.Sono ancora solo,maestra,questa spoglia cella quattro metri per tre non puoi nemmeno immaginartela tu,il freddo che fa,la fame e tutta questa voglia di piangere,mischiata alla rabbia e all’odio e all’impotenza.Non mi metterò a piangere,non l’ ho più fatto sai?!sono diventato grande a forza di trattenere le lacrime ed ho ancora la forza per coricarmi su questa branda che mi da la nausea,per chiudere gli occhi e lasciar correre i sogni di quando ero bambino.Ti vengono a cercare,ti ricordano,ti masticano,ti cancellano dalla memoria,dalle scritte sui muri a pennarello indelebile nella notte per non farci beccare,restano sbavature di inchiostro su un quadernetto ingiallito dall’acqua,da nascondere sotto le tegole in quella casa di campagna con il prato per correre e saltare e giocare.

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Luca Pozzoli
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