Pirace

P

Novembre,accecato Novembre,al servizio della nazione Novembre,delle cliniche per le malattie mentali.
Ore di nebbia tra un sonno e l’altro,il nulla che mi dorme dentro.
L’astratto desiderio di cose diverse,di sole,mare e pensieri
leggeri

Porte che si aprono,porte che sbattono,resto clamorosamente rinchiuso nella mia stanzetta,cocciuto,alzati novembre che sei l’ispiratore di ogni depressione,di ogni scontento,di tutte le battaglie,delle mie costernazioni.Sei il ricordo dei tempi migliori,buon vino rosso degustato piano,liquori alla frutta a dimenticare ciò che c’è già sfuggito di mano,le occasioni perse,mille cicche spente in un posacenere stracolmo,una mano nervosa che corre su un quadernetto smangiato. Un bicchiere di buon vino rosso da bere lentamente a fare spazio tra un pensiero e l’altro,fresco e liquoroso a sfaldare il confine tra me e questo mio stanco fratello furioso. A mettere le cose in chiaro. Gusto pensoso ogni piccolo sorso ammirando riflessi psichedelici annidati sul fondo del bicchire e mezzo vuoto,cellule che sembrano rivendicare indipendenza,una moltitudine di punti di vista diversi,ne ho a miliardi!resto qui seduto a questo tavolo,ad ascoltarli tutti.Ce ne sono di tristi e arrendevoli,altri guerrieri e ribelli vogliono la battaglia a tutti i costi,sono voci che rimbalzano tra le pareti occipitali del mio cervello e da lì si espandono in echi rimbombanti e conquistatori per tutto il corpo. E’così che si diventa pazzi?overdose di opinioni in conflitto tra loro…conciliarle tutte,senza snaturarne nessuna. Isolamento,siamo già in troppi qua dentro e non ci serve ulteriore compagnia,sarebbe solo una distrazione,ammutinamento,rivolte interne abbattono mura a difesa della mia individualità,la personalità,filosofica menzogna perpetrata nei secoli da impavidi profeti difensori dell’autostima. Resto seduto qui,un bicchiere vuoto che mi osserva sfaldarmi,autocancellamento;sembra voler parlare questo bicchiere che ne ha viste di tutti i colori:bianchi e ambrati,ubriaconi,vinacci da osteria,innamorati che si baciano,nettari da mezzo milione alla bottiglia,ma troppo abbracciate stanno le sue molecole per lasciare passare le sue parole,il vetro:uno scudo tra il rumore ed il mondo lascia spazio solo a qualche tin causato dall’amplesso del calice con qualche suo simile.Il brindisi è la voce del bicchiere,brindiamo allora nuovi fratelli miei,brindiamo a questa tribù di cellule impazzite che sembrano voler mettere a ferro e fuoco questa stanca mia voglia di essere già provata da scontri a fuoco con impavidi rapinatori di coscienza.Brindiamo alla nostra alleanza,alla guerra che inevitabilmente ne verrà,alle cose belle che da oggi saranno mille volte belle ed a quelle disprezzabili,che con rinnovata e multietnica superiorità ci prepariamo ad odiare.Brindiamo a noi fratelli miei alla nostra moltitudine,la nostra consapevolezza. Fuori.Freddo che pulsa nelle tempie,che si colloca tra un pensiero e l’altro,lucida digressione di terze persone singolari a rabbuiarmi i pensieri,a renderli assassini.Le opinioni di chi mi guarda,un occhio che pretende di capire un universo di cellule in rivolta,prenatalizi moti di giudizi irrevocabili e luci a celebrare la nascita di un poverocristo che finirà male.I miei muscoli facciali che si disinteressano,libero arbitrio di nervi che si tendono e stendono senza interpellarmi,senza chiedermi consiglio;freddo,frrreddo che mi entra dentro,oltre i vestiti,oltre la nebbia che sono.

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Luca Pozzoli
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