Gommosi

G

(…è da immaginare ritmata,veloce,la voce narrante aumenta di volume a sottolineare l’ultima sillaba di ogni parola,vivaci bambolette che ti ballano nella testa ed urlano ed urlando ti chiamano…provi a raggiungerle e sbatti il naso per terra,una clamorosa caduta di stile,una clamorosa perdita di tempo)

Luci radenti il suolo si sparpagliano e germinano in questa notte di pretese incantate il vetro della macchina appanna il mondo di fuori lo scardina dal reale il ghiaccio che lascia scivolare le ruote di corsa a godersi ancora un po’ di bambolette ubriache sexi ballano sbattendo forte il culo attillato luci colorate in continuo movimento disorientano perse nell’ultimo drink e in questo fine serata e nel pensiero di baciare qualcuno che forse non rivedranno mai più e a farsi desiderare amano il pensiero di farsi desiderare da chi passa e le guarda come ne guarderebbe mille altre che se ci parli insieme lo sai già che non hai proprio niente da dirle luci bianche cecchine abbagliano mentre ballano così che tu non puoi fare altro che guardarle come tutti gli altri mentre ballano gli ultimi minuti di questa musica del cazzo All’uscita tutti che trascinano lingua alcolica con il freddo che fa parlano in modo strano gli ultimi saluti e i tre bacini e ci vediamo la prossima volta bella che sei anche se alla luce del giorno non ti ho mai vista e non ti vedrò mai e ti conosco solo venerdì sera per il resto puoi anche non esistere Notturno desiderio passeggero capelli schiariti non balli questa musica di merda guardi divertita distante sempre alla stessa maniera labbra appena dischiuse leggera flessione del capo trasognata in viaggio da sola due parole agli amici uno sguardo quasi amico per me che a volte mi incanto mentre ti guardo Sapore dolce in bocca ho bisogno di zuccheri lattosio fruttosio glucosio semplici molecole zuccherate a togliermi questo non sapore di niente che mi corre nelle vene Stessa macchina stesso finestrino stesse strade che scorrono appannate i soliti amici a farti compagnia mentre urliamo a squarciagola per niente sparpagliati in questo ghiacciato mondo che ci possiede tutto in torno a tremilaseicento gradi Facce che sembrano allungarsi mentre ordinano brioches e cappuccino diventano tutt’uno con il bancone ed il frigo degli amari ed il vecchio barista annoiato e tutto il bar Papille gustative soddisfatte davvero soddisfatte da questo croissant stracolmo di marmellata sapore rosa fosforescente delle sei del mattino un grande specchio adeguato dietro al bancone per vedere il rosa fluido che mi sporca le labbra e cola sul collo e i vestiti macchiandoli come fosse sangue alieno che mi esce dalla bocca

Gommosi

In disaccordo stracolmo di tutto quello che mi passa vicino rasento ogni limite e m’incanto come il solito a quest’ora di reduci sconvolti seduti a tavolini color giallo panna acida rappresa che lasciano passare tempo inutile seduti al posto di dormire al posto di dormire Chimiche alterazioni tipiche dei miei tempi mi passano di fianco ancora ballando una musica qualsiasi che gli rimbomba nelle ossa mentre mi urtano e mi guardano male solo perché li guardo senza sentimento di sfida li guardo incantato dal luccichio che sembra avvolgerli Parole che non ascolto si fermano a mezz’aria tra me e loro incazzati prodi cavalieri acidi qualcosa di volgare mi esce dalla bocca direttamente dallo stomaco sputo fuori parole che attirano l’attenzione dei miei che cercano di farmi tacere e trascinarmi via prima che il pugno nazi hardcore anfetamina mi trapassa da parte a parte lanciandomi giù di corsa verso lo stomaco mi corico in mezzo al bar senza respiro mi corico per terra Inesistenza gommosa liquefa il mio corpo sotto gli occhi di tutti al centro dell’attenzione mi dissolvo mischiandomi al pavimento mi sciolgo pacifico e silenzioso in fiori color menta passeggera avvolti in cera viola lampante i nazi che sghignazzano senza accorgersi del fluido rosa che gli esce dal cervello macchiando collo e vestiti come fosse sangue alieno che mi esce dalla bocca Respirazione difficile davvero difficile mi risulta respirare in questa situazione preferirei essere altrove in fuga dissolvermi non so dove meglio che rimanere qua a vedere amici che tentano di afferrare nemici troppo più forti di noi e non capisco come fare a non alzarmi risorto per regalavi frenetici attimi di violenza schizzoide con le mani e gambe che tremano e bottiglie rotte che volano desiderosa pelle di sangue altrui mi soddisfo di dispendio di odio liberarsi Preferirei provare emozione angosciata di un ago che mi trapassa da parte a parte trafiggendomi resistenza minima che la pelle offre al metallo appuntito sangue che esce da un punto ben preciso la decisione di non essere più ti avvolge e ti fa cadere se ti fissi troppo hardcore piercing una gomma grigio argento che fa parte di me Mi capita di immaginarti addormentata in una vasca lattea immaginarti mentre galleggi senza opporre resistenza alcuna riposi mentre panna bianchissima si forma e ti avvolge in lattee lubrificazioni Soffri del vizio di non guardarti mai da fuori sei recidiva voglia di incontrarti per non dirti niente per incrociarti e basta in disarmo lessicale frustrarmi Sangue che corre libero da lama che corre veloce lungo il mio corpo anarchia molecolare in combutta con testosterone modificato chimicamente da pasticche multicolori mi bagno di flutti rosso vivo sangue sparso che si mescola al sangue ed al sudore degli altri che mi sollevano e si mettono a gridare dicono di chiamare qualcuno per dio chiamare qualcuno Mi addormento tra gli abbracci ed i singhiozzi di questa gente che mi sembra di conoscere da sempre mi addormento tra le loro braccia mi lascio andare con la netta sensazione di svanire in loro che urlano ed urlando piangono non riesco a capire per cosa io che di piangere non ho nessuna voglia tranquillo mi addormento Sogno lunghe bianche stanze multicolore in frustranti appelli candeggina che respiro a fatica di lucida immaginazione contratta mi accorgo di essere in un letto non il mio mi accorgo di bianchissimi camici quasi trasparenti a coprire sinuose forme di infermierine sexi che osservano me e curve che determinano le mie possibilità di sopravvivere Ti guardo mentre ti affanni professionale a chiedermi come va e dove mi fa male io che non ti rispondo così preso a guardarti in questo fine mattinata ospedaliero leggo il tuo nome dalla targhetta che hai appiccicata sul petto e ti chiedo chiamandoti per nome se ti è piaciuto il sangue che ti ho donato al posto dei fiori in questo nostro primo appuntamento e mi domando se sei solo un’apparizione così bianca per non essere un angelo davvero

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Luca Pozzoli
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